Author Archive Fabrizio Fiorelli

OMS, nel mondo ancora un miliardo di fumatori

Roma, 28 Nonostante i recenti progressi nel mondo ancora un miliardo di persone usa i prodotti del tabacco, che provocano ogni anno 8 milioni di morti di cui un milione per il fumo passivo. Lo afferma l’Oms nel suo rapporto annuale, che per la prima volta ha un focus anche sui prodotti alternativi alle sigarette tradizionali. Le buone notizie, spiega il documento, vengono soprattutto dal numero di persone ‘coperte’ da misure di controllo del tabacco, che è arrivato a 5,3 miliardi, quattro volte di più rispetto al 2007. Più di metà della popolazione mondiale, sottolineano gli esperti dell’Oms, ora ha accesso a prodotti del tabacco con degli avvertimenti per la salute in forma grafica, mentre è più lenta l’adozione di altri provvedimenti, come l’aumento della tassazione sui prodotti.

Per quanto riguarda le sigarette elettroniche e gli altri prodotti alternativi invece, la preoccupazione riguarda soprattutto i giovani. “Questi prodotti – si legge – sono spesso commercializzati a bambini e adolescenti dalle industrie del tabacco, usando migliaia di aromi invitanti e di affermazioni fuorvianti. L’Oms è preoccupata dal fatto che i bambini che usano questi prodotto hanno una probabilità tripla di usare prodotti del tabacco in futuro”.

Covid-19: non ci sono prove che si trasmetta dai cibi

Roma, 27 luglio 2021 – Non ci sono evidenze scientifiche che il Sars-CoV-2 si trasmetta attraverso gli alimenti crudi o cotti e il rischio di contagio da imballaggi contaminati è “trascurabile”. È quanto chiarisce in un documento il Comitato nazionale sicurezza alimentare (Cnas), organo tecnico-consultivo che opera all’interno del ministero della Salute. In considerazione dell’importanza dell’argomento e di specifiche richieste di chiarimento avanzate dalla Sezione consultiva delle Associazioni dei consumatori e dei produttori, si legge sul documento, “la Sezione Sicurezza Alimentare ha ritenuto opportuno procedere ad un’analisi delle conoscenze attuali in merito al rapporto tra virus e alimenti”.

Sulla base degli studi attualmente presenti a livello internazionale, “si può concludere che non sono presenti evidenze scientifiche che permettano di affermare che il virus Sars-CoV-2 si trasmetta per via alimentare, attraverso gli alimenti crudi o cotti. In condizioni normali, non ci sono ancora prove che gli imballaggi contaminati trasmettano l’infezione e il rischio di contagio del virus Sars-CoV-2 attraverso il packaging e le superfici a contatto con gli alimenti appare trascurabile”. A casa, pertanto, “non è necessario disinfettare gli involucri che contengono gli alimenti, ma bisogna lavare le mani dopo aver manipolato le confezioni”. Infine “il lavaggio con solo acqua potabile sembra essere sufficiente per sanificare la frutta e la verdura”.

AIFA: nel 2020 spesa farmaceutica stabile a 30,5 miliardi

Roma, 26 luglio 2021 – In Italia, lo scorso anno, la spesa farmaceutica nazionale totale (sia pubblica che privata) ammonta a 30,5 miliardi di euro. La spesa pubblica, con un valore di 23,4 miliardi, ha rappresentato il 76% della spesa farmaceutica complessiva e il 18% della spesa sanitaria pubblica. E’ rimasta pressoché stabile rispetto a quella registrata nel 2019 (-0,8%). Sono questi alcuni dati contenuti nel Rapporto nazionale realizzato dall’Osservatorio nazionale sull’impiego dei medicinali (Osmed) dell’Agenzia italiana del farmaco (AIFA).

La spesa per i farmaci acquistati dalle strutture sanitarie pubbliche è stata di circa 13,5 miliardi di euro (222,87 euro pro capite), stabile sia nella spesa (+0,9%) sia nei consumi (+1,5%) rispetto all’anno precedente. Nell’anno segnato dalla pandemia Covid, la spesa farmaceutica pro capite, comprensiva dei medicinali acquistati direttamente dalle strutture sanitarie pubbliche e di quelli erogati attraverso il canale della convenzionata, è stata pari a 385,88 euro, in lieve riduzione rispetto all’anno precedente. I consumi sono stati pari a 1.163,4 dosi Ddd (Dose definita giornaliera) per 1.000 abitanti al giorno, stabili rispetto al 2019. I farmaci cardiovascolari hanno rappresentato la classe terapeutica a maggiore spesa (49,05 euro pro capite) e consumo (484,7 Ddd) nel canale della convenzionata, mentre i farmaci antineoplastici e immunomodulatori e i farmaci del sangue e organi emopoietici sono stati quelli rispettivamente a maggiore spesa (102,88 euro pro capite) e consumo (49 Ddd) tra i prodotti farmaceutici acquistati direttamente dalle strutture pubbliche.

Altro aspetto evidenziato nel rapporto sono le differenze geografiche. Nel 2020 la Regione con il valore più alto di spesa lorda pro capite per i farmaci di classe A-Ssn è stata la Campania con 197,3 euro, mentre il valore più basso è stato registrato nella Provincia autonoma di Bolzano (114,4 euro), con una differenza tra le due aree del 72%. Anche per quanto riguarda i consumi, la Regione con i livelli più elevati è stata la Campania (1.123,8 Ddd/1.000 abitanti die), mentre i consumi più bassi sono stati registrati nella Pa di Bolzano (708,4 Ddd/1.000 abitanti die).

EUROSTAT: in Ue più della metà degli adulti sono in sovrappeso

Roma, 22 luglio 2021 – Più della metà degli adulti in Ue, il 53%, è risultato in sovrappeso nel 2019 (con una quota pari al 17% di obesi). E l’Italia si distingue per la percentuale più bassa dell’Unione: nel Belpaese il dato delle persone sovrappeso scende infatti al 46%, seguono Francia (47%) e Lussemburgo (48%). E’ il quadro che emerge dai primi risultati della European Health Interview Survey (Ehis) pubblicati oggi da Eurostat. Il 45% degli adulti Ue presentava un peso normale nel 2019 e quasi il 3% è stato classificato come sottopeso, in base all’indice di massa corporea (Bmi). Ad eccezione degli ultra 65enni, più si sale con l’età e maggiore è la quota di persone sovrappeso: il dato più basso si registra tra i 18-24enni (25%), mentre tra i 65 e i 74 anni si ha la percentuale più alta (66%). Lo stesso si verifica con il tasso di obesità (6% contro 22%). E’ chiara la differenza anche per livello di istruzione: quando quest’ultimo sale, la percentuale di persone in sovrappeso diminuisce (si passa dal 59% di oversize tra chi ha un livello di istruzione basso al 44% tra gli adulti con livello di istruzione elevato). Stesso copione con il tasso di obesità (che varia dal 20% all’11%, salendo ai livelli di istruzione più elevati).

La survey Ehis misura lo stato di salute, i determinanti di salute e l’uso dei servizi sanitari dei cittadini dell’Ue e nella fotografia dell’Europa sulla bilancia spiccano Paesi come Croazia e Malta per la quota più alta di adulti in sovrappeso, 65%. In tutti gli Stati membri, nel 2019 la percentuale maggiore di persone in sovrappeso si registrava fra gli uomini rispetto alle donne. I divari maggiori fra i due sessi si registrano in Lussemburgo (59% degli uomini contro 38% delle donne), Repubblica Ceca (70% contro 51%) e Cipro (59% contro 41%).

ISS: incidenza Covid tra vaccinati 10 volte più bassa che nei non vaccinati

Roma, 21 luglio 2021 – “Se le vaccinazioni anti-Covid nella popolazione raggiungono alti livelli di copertura, si verifica l’effetto paradosso per cui il numero assoluto di infezioni, ospedalizzazioni e decessi può essere simile tra i vaccinati rispetto ai non vaccinati. In questi casi, però, l’incidenza (intesa come il rapporto tra il numero dei casi e la popolazione), è circa 10 volte più bassa nei vaccinati rispetto ai non vaccinati. Questi numeri, se letti correttamente, quindi, ribadiscono quanto la vaccinazione sia efficace”. E’ quanto si legge in un nuovo aggiornamento delle ‘Faq’ sui casi Covid-19 registrati tra i vaccinati, elaborato dall’Istituto superiore di sanità (Iss). I numeri di Covid-19 nella popolazione vaccinata sono ‘falsati’ da un effetto “paradosso atteso e ben conosciuto, che bisogna saper riconoscere per evitare preoccupazioni e perdita di fiducia nella vaccinazione”, spiega l’Iss. “La vaccinazione anti Covid-19, come accade per tutte le vaccinazioni, non protegge il 100% degli individui vaccinati”, premette l’Iss. “Attualmente – ricorda – sappiamo che la vaccinazione, se si effettua il ciclo vaccinale completo, protegge all’88% dall’infezione, al 94% dal ricovero in ospedale, al 97% dal ricovero in terapia intensiva e al 96% da un esito fatale della malattia. E’ quindi possibile e atteso un limitato numero di casi di infezione, di ricoveri ospedalieri, di ricoveri in terapia intensiva e di decessi anche tra i vaccinati, in numeri estremamente più bassi se confrontati a quelli che si verificano tra i soggetti non vaccinati”. “Con l’aumentare della copertura vaccinale – prosegue l’Iss – decresce il numero dei casi proprio per l’efficacia della vaccinazione: questo comporta che i pochi casi tra i vaccinati possano apparire proporzionalmente numerosi; in gruppi di popolazione con una copertura vaccinale altissima, la maggior parte dei casi segnalati si potrebbe così verificare in soggetti vaccinati, solo perché la numerosità della popolazione dei vaccinati è molto più elevata di quella dei soggetti non vaccinati”. Ecco appunto il “paradosso” sul quale l’Istituto superiore di sanità ci tiene a far luce. “I sistemi di sorveglianza, inoltre – conclude l’Iss – non rendono evidenti i casi di malattia evitati dalla vaccinazione, ma fanno emergere solo quelli che si ammalano malgrado la vaccinazione”.

Federazione pediatri, vaccinare adolescenti o rischio ondata

Roma, 20 luglio 2021 – “La diffidenza mostrata da moltissimi genitori nei confronti del vaccino ci espone ad un altissimo rischio di trovarci a settembre nel pieno di una nuova ondata. Il sistema di hub e centri vaccinali con il quale la Regione ha scelto di procedere non è adatto a questa nuova fase della pandemia, è necessario che i pediatri di famiglia possano vaccinare i propri assistiti, infondendo fiducia nella pratica vaccinale ai moltissimi genitori che scelgono di attendere”. Dalla Campania, la Federazione Italia dei Medici Pediatri interviene con un monito ben preciso. A parlare sono il vice presidente nazionale Antonio D’Avino e la segretaria regionale Giannamaria Vallefuoco, consapevoli dei rischi che i giovanissimi corrono a causa del “diffondersi ormai incontrollato” della cosiddetta variante Delta. A preoccupare i pediatri sono i dati nazionali dei contagi, ma soprattutto le notizie che arrivano dagli studi medici sparsi sul territorio regionale. “Sempre più spesso ci troviamo a visitare bambini che hanno contratto il virus – aggiungono D’Avino e Vallefuoco – e che non sempre hanno forme asintomatiche. Non sappiamo quali possano essere le complicanze a lungo termine dell’infezione da Covid 19 in soggetti così giovani. Ma l’esperienza maturata in questo anno e mezzo ci dice che sarebbe molto meglio utilizzare l’unica arma ad oggi valida contro il virus: la vaccinazione”. Oltretutto, nei piccoli pazienti, al momento in un limitato numero di casi, si è sviluppata quella che si definisce sindrome infiammatoria multisistemica (MIS-C), con febbre e sintomi addominali, congiuntivite o eruzione cutanea. Ma si registrano anche possibili complicazioni di carattere polmonare o cardiologico che potrebbero insorgere anche a distanza di tempo e in piccoli pazienti che hanno sviluppato l’infezione da Covid-19 in modo del tutto asintomatico. “A fronte di questi rischi molto concreti, troppi genitori scelgono di non vaccinare i propri figli per paura di fantomatici effetti collaterali dei vaccini”, dicono i pediatri. “E’ ormai essenziale che la Regione convochi la pediatria di famiglia affinché si possa mettere in campo un’azione concreta ed efficace di reclutamento e vaccinazione per tutti gli over 12”.

Covid, gli anticorpi dei guariti durano 9 mesi anche per gli asintomatici

Roma, 19 luglio 2021 – Gli anticorpi anti Sars-CoV-2 durano 9 mesi, senza differenze sostanziali tra chi ha contratto il virus in modo sintomatico o asintomatico. Questo uno dei principali risultati di uno studio, pubblicato su ‘Nature Communications’, condotto da un team di ricercatori dell’Università di Padova e dell’Imperial College di Londra che, grazie allo screening sierologico della popolazione di Vo’ Euganeo (Padova), ha consentito di stimare le dinamiche anticorpali nelle infezioni da SarS-CoV-2, la probabilità di trasmissione del virus all’interno dei nuclei familiari e l’impatto del contact tracing nel contenimento dell’epidemia. Nei mesi di febbraio e marzo 2020 – ricorda una nota dell’ateneo veneto – la popolazione di Vo’ è stata testata in massa attraverso due campagne di screening basate su tampone molecolare per la ricerca del nuovo coronavirus Sars-CoV-2. I risultati hanno dimostrato che una quota significativa degli individui infetti era completamente asintomatica (42,5%) ma che, nonostante questo, l’epidemia era stata controllata e soppressa grazie all’isolamento degli individui risultati positivi al tampone molecolare.A maggio 2020, dopo un lockdown nazionale molto severo, i ricercatori hanno nuovamente testato l’86% della popolazione di Vo’ (2602 soggetti) con tre diversi tipi di test immunologici in grado di rilevare non solo la presenza di anticorpi contro gli antigeni virali spike (S) e nucleo capside (N), ma anche con un test che ha permesso di individuare gli anticorpi neutralizzanti, ovvero quegli anticorpi che bloccano il virus Sars-CoV-2 non rendendolo più in grado di infettare le cellule. I soggetti positivi al test molecolare di febbraio/marzo, o ad almeno uno dei diversi saggi immunologici di maggio, sono stati testati di nuovo nel mese di novembre 2020.”Grazie ai risultati ottenuti dai diversi test abbiamo stimato che a maggio il 3,5% della popolazione era stata esposta al virus – spiega Enrico Lavezzo, co-autore dello studio, dipartimento di Medicina Molecolare dell’Università di Padova -. A novembre tutti i test hanno dimostrato una riduzione dei titoli anticorpali, sebbene il 98,8% dei soggetti mantenesse ancora una quantità rilevabile di anticorpi. Nel 18,6% dei soggetti si è registrato invece un aumento marcato del titolo anticorpale o neutralizzante tra maggio e novembre, segno questo di una probabile o documentata riesposizione al virus. In sostanza – sintetizza Lavezzo – il nostro studio ha evidenziato come gli anticorpi abbiano una durata di almeno 9 mesi e che non c’è differenza tra chi ha contratto il virus in modo sintomatico o asintomatico, né per quantità né per durata”.”Questo studio – dice Ilaria Dorigatti, Mrc Centre of Global Infectious Analysis dell’Imperial College di Londra – dimostra che i livelli anticorpali variano, anche marcatamente, in base all’antigene e al test usato. Ciò significa che ci vuole cautela nel comparare stime di sieroprevalenza ottenute in diverse parti del mondo, con test diversi, e in tempi diversi. Inoltre, dimostra chiaramente come i modelli matematici siano uno strumento utile per ricostruire una visione coerente dell’evoluzione di un’epidemia e quantificare l’impatto dei vari interventi implementati”. “Le nostre stime – spiega – suggeriscono che ci sia una probabilità di circa 1 su 4 che un infetto di Sars-CoV-2 passi l’infezione ad un familiare, e stimiamo che a Vo’ l’epidemia sia stata soppressa grazie all’isolamento dei casi infetti e ad un breve lockdown, mentre il tracciamento dei contatti ha avuto un effetto limitato sull’epidemia. Inoltre, è chiaro che l’epidemia non è finita, né in Italia né all’estero. Andando avanti, penso sia di fondamentale importanza continuare con la somministrazione delle prime e seconde dosi dei vaccini e a monitorare la trasmissione, rafforzando in maniera sostanziale la genotipizzazione del virus, che permette di identificare le varianti, e il tracciamento dei contatti, ad esempio con il contact tracing digitale”.”Dallo studio emerge anche che l’attività di contact tracing per la ricerca degli individui positivi sulla base dei contatti noti e dichiarati avrebbe avuto un impatto limitato (scovando il 44% degli individui infetti) sul contenimento dell’epidemia, se non fosse stato affiancato da uno screening di massa”, commenta Andrea Crisanti, direttore del Dipartimento di Medicina molecolare dell’Università di Padova. “Per questo motivo – continua – riteniamo che per il controllo di future epidemie di Sars-CoV-2 sia necessario implementare delle strategie di testing rigoroso e migliorare gli approcci di contact tracing. Se infatti la metodologia del contact tracing non è stata sufficiente in una piccola comunità come quella di Vo’, che conta poco più di 3000 abitanti, è difficile pensare che lo possa essere in una città di medie e grandi dimensioni dove le reti di interazione sociale sono amplificate e meno tracciabili”, conclude.

Covid: OMS, +10% casi settimanali nel mondo e +20% in Europa

Roma, 15 luglio 2021 – Continuano a crescere i nuovi casi settimanali di Sars-CoV-2 nel mondo. E dopo un calo costante che si è mantenuto per 9 settimane consecutive, aumenta anche il numero di morti settimanali di Covid: si parla di un +3% negli ultimi 7 giorni rispetto ai precedenti, con oltre 55mila decessi segnalati. E’ il bilancio contenuto nell’ultimo aggiornamento settimanale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Per quanto riguarda i contagi, sono stati quasi 3 milioni quelli segnalati a livello globale nella settimana dal 5 all’11 luglio (settimana in cui, tra l’altro, si è superata la soglia dei 4 milioni di vittime del virus registrate da inizio pandemia). L’aumento dei nuovi casi è a livello globale del 10% rispetto alla settimana precedente, mentre è del 20% nella regione europea, dove i casi sono “in costante aumento” e questa settimana ne sono stati segnalati oltre 653mila. Il numero dei morti è in linea con quello riportato nella settimana precedente. Tutte le regioni, ad eccezione di quella delle Americhe, hanno riportato aumenti di nuovi casi nell’ultima settimana e la maggiore crescita si è registrata nella regione del Mediterraneo orientale, mentre in termini di decessi il rialzo più grande si è osservato nella regione africana (+50%), area che però dall’altro lato ha avuto il più piccolo aumento percentuale sull’incidenza dei contagi: +5%. Anche la regione del Sud-Est asiatico ha registrato un aumento significativo del numero di decessi, +26% rispetto alla settimana precedente. La regione delle Americhe ha avuto un calo del 3% in incidenza e dell’11% nel numero di decessi segnalati la scorsa settimana. A livello globale, l’incidenza di Covid-19 è aumentata con una media di oltre 400.000 casi segnalati ogni giorno rispetto ai 370.000 dalla settimana precedente. Il numero cumulativo di casi segnalati a livello globale da inizio pandemia è ora superiore a 186 milioni. Nell’ultima settimana presa in considerazione dall’Oms, il numero più alto di nuovi casi è stato segnalato dal Brasile (333.030, ma in diminuzione del 9%), seguito da India (291.789, -7%), Indonesia (243.119 nuovi casi; +44%), Regno Unito (210.277 nuovi casi; +30%) e Colombia (174.320 nuovi casi; -15%). Il numero più alto di casi per 100mila abitanti vede in cima alla lista delle isole: le Isole Vergini britanniche (2.497 nuovi casi ogni 100.000 abitanti), le Seychelles (763 nuovi casi ogni 100.000), Cipro (673 nuovi casi ogni 100.000), Jersey (628 nuovi casi per 100.000) e Figi (490 nuovi casi per 100.000). Per quanto riguarda l’Europa dopo il Regno Unito, il maggior numero di casi settimanali è stato segnalato in Russia (172.392 nuovi casi; +8%), e Spagna (52.824 nuovi casi; -19%). La Russia ha il dato più alto di morti settimanali (5.077; +9%), seguita a distanza da Turchia (318, -9%) e Germania (201, -27%).

Covid-19: forma “lunga” può colpire anche i bambini

Roma, 14 luglio 2021 – Anche i bambini possono soffrire di ‘long Covid’, con il 7-8% di chi è colpito in età pediatrica che ha sintomi per almeno tre mesi. Lo ricordano diversi esperti alla rivista del Mit, sottolineando come il problema diventerà sempre più di attualità dato il calo dell’età media dei contagi. “Con il virus che ancora circola – spiega Sean O’Leary, vicepresidente dell’american Academy of Pediatrics – saranno colpite le persone più vulnerabili, cioè quelle non vaccinate. I bambini sotto i 12 anni non sono ancora vaccinabili, e quelli un po’ più grandi hanno i tassi più bassi di copertura”. Sulla prevalenza del ‘long Covid’ tra i più piccoli i pochi studi condotti finora hanno dato risultati discordanti. Una ricerca italiana pubblicata su Acta Pediatrica, ad esempio, ha trovato che il 42% dei piccoli pazienti aveva ancora un sintomo due mesi dopo la diagnosi, e il 27% a quattro mesi. Più basse le cifre di altre ricerche: secondo l’Office of National Statistics britannico il 10-13% dei bambini positivi ha sintomi per più di cinque settimane, e il 7-8% per almeno tre mesi, gli stessi numeri di una ricerca australiana. Uno studio in preprint condotto su 1700 bambini in età scolare in Gran Bretagna ha invece visto sintomi per più di un mese nel 4,4% del campione, mentre per più di due mesi solo nell’1,8%. Dove invece gli esperti sono concordi è sui sintomi del disturbo, che rispecchiano quelli degli adulti, con fatica, dolori muscolari, mal di testa e perdita di gusto e olfatto tra i più comuni in entrambe le categorie. “Abbiamo visto – spiega Alicia Johnston del Boston Children’s Hospital – molti bambini che si lamentano di mal di testa persistenti, ‘annebbiamento’ del cervello e problemi di concentrazione”.

ISTAT: nel 2020 -20% di prestazioni ambulatoriali e specialistiche

Roma, 12 lugli 2021 – Nel 2020 le prestazioni ambulatoriali e specialistiche erogate diminuiscono del 20,3% rispetto all’anno precedente. Si tratta di una caduta molto più ampia di quella già osservata nel 2019, quando la diminuzione è stata dell’1%. E’ quanto emerge dal Rapporto Annuale Istat che analizza tra l’altro l’effetto della pandemia di coronavirus sulle prestazioni sanitarie ambulatoriali. Lungo la Penisola la diminuzione delle prestazioni ambulatoriali è stata particolarmente forte in Basilicata (-50%) e nella provincia autonoma di Bolzano (-42%). Cali nell’ordine del 30% si sono registrati in Valle d’Aosta, Calabria, Sardegna e Liguria. All’opposto, la flessione è risultata inferiore a quella media nazionale, e compresa tra l’11 e il 15%, in Campania, Sicilia e Toscana.

La diminuzione delle prestazioni ha riguardato in eguale misura uomini e donne mentre ci sono differenze per fasce di età: quella pediatrica è la più coinvolta, con un calo del 33%, seguita dagli adulti tra i 35 e i 54 anni (-22%). Per le altre età la riduzione è compresa tra il 18 e il 22%. L’intensità del fenomeno varia anche in funzione del tipo di prestazione. I cali maggiori riguardano le componenti della riabilitazione e delle visite. Nell’ambito riabilitativo (riabilitazione fisica, diagnostica, funzionale) le prestazioni, già diminuite del 5% nel 2019, si sono ridotte del 31% nel 2020. Nel 2020 le visite specialistiche (di controllo o prime visite, finalizzate a impostare un eventuale piano diagnostico terapeutico) si sono ridotte di quasi un terzo. Anche in questo caso alcune regioni hanno subito una contrazione maggiore (-65% la Basilicata, -53% la Valle d’Aosta e -50% le Marche) ma per nessuna è stata inferiore al 20%. Le prestazioni indifferibili erogate (Tac, risonanze magnetiche, biopsie, dialisi e radioterapia) sono state complessivamente circa 2 milioni in meno, con un calo del 7%. La riduzione ha interessato tutte le ripartizioni ma è stata maggiore nel Nord, dove ha toccato il 9,4%, e più contenuta nel Centro e nel Mezzogiorno (in entrambi i casi del 4,9%).