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Tumore del seno, ancora troppi ritardi nel reperire i test genomici

Roma, 23 ottobre 2021 – A quasi un anno dalla istituzione del fondo da 20 milioni i test genomici per il tumore del seno non sono ancora disponibili gratuitamente per tutte le donne. Anche se le Regioni hanno finalmente recepito il decreto del Governo, attraverso appositi provvedimenti, tocca ora far diventare operativo e attuabile la determinazione del test in ogni ospedale. Tra gare da avviare ed ulteriori ritardi burocratici e amministrativi si corre il rischio concreto di dover aspettare altri 6-9 mesi. “Stiamo perdendo tempo prezioso, ogni giorno che passa decine di donne rischiano di non accedere ai test che possono evitare chemioterapie inutili”. Il nuovo appello viene lanciato oggi dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) in occasione della seconda giornata del XXIII Congresso Nazionale della Società Scientifica. “Negli ultimi dodici mesi si sono accumulati pesanti ritardi prima a livello di Governo centrale, poi di singole Regioni e Provincie Autonome – afferma Saverio Cinieri, Presidente eletto AIOM -. E’ una situazione intollerabile che per l’ennesima volta ha creato un’assistenza a macchia di leopardo nel nostro Paese. Ad alcune pazienti ‘fortunate’ possiamo prescrivere da mesi gratuitamente esami che permettono di sottrarsi alla somministrazione di farmaci inutili o controproducenti. Altre invece ancora non possono e per averli devono mettere mano al proprio portafoglio. Chiediamo alle Regioni e alle ASL del territorio di velocizzare i processi per reperire i test, ovviamente nel pieno rispetto delle norme che regolano questo genere di acquisti da parte delle strutture sanitarie”. I test genomici permettono di individuare i casi specifici in cui la chemioterapia è davvero indispensabile, in aggiunta all’ormonoterapia, dopo un primo intervento chirurgico. “Si calcola che possano essere prescritti ad una paziente su cinque – prosegue Giordano Beretta, Presidente Nazionale AIOM -. Sono quindi oltre 10mila le donne che solo nel nostro Paese ogni anno potrebbero trarre numerosi benefici da esami relativamente poco costosi e facili da svolgere. I farmaci chemioterapici sono molto temuti soprattutto per alcuni effetti collaterali che ancora determinano. Possono provocare controindicazioni come caduta dei capelli e peli, danni a pelle e unghie, anemia, fatigue o alterazione dell’olfatto e del gusto. Non vanno poi sottovalutati i costi, sia diretti che indiretti, indotti dalla somministrazione di queste terapie. L’utilizzo dei test genomici deve essere considerato un investimento che genera risparmi per le casse pubbliche e che soprattutto evita sofferenze alle donne”. Attualmente solo in 11 Regioni alcuni ospedali hanno iniziato a ordinare i test anche in attesa delle gare regionali. Tra queste si segnala l’esempio positivo dell’Emilia Romagna. “Già all’inizio di agosto 2021 è stato approvato un apposito provvedimento e sono 850 le donne che ogni anno potranno ricevere gratuitamente i test genomici – sottolinea Claudio Zamagni, Direttore dell’Oncologia Medica Senologia e Ginecologica del Policlinico S.Orsola-Malpighi di Bologna -. Dobbiamo ringraziare le istituzioni locali che hanno avuto la lungimiranza di accelerare nei processi di accesso ma fondamentale è stato anche il nostro ruolo. Come rappresentanti dei clinici abbiamo sollecitato l’assessorato e ottenuto un importante risultato. Nell’attesa delle gare regionali, le singole strutture ospedaliere, da Piacenza a Rimini, possono acquistare i test che saranno poi rimborsati dalla Regione. E’ una scelta vincente che sta portando ottimi risultati e che può essere presa a modello da altre Regioni”. “Quello del seno è il tumore più diagnosticato tra le donne residenti nel nostro Paese – conclude Cinieri -. Il numero di nuovi casi l’anno è di 55mila e la sopravvivenza a cinque anni si attesta all’88%, una delle migliori registrate per una neoplasia in Italia. Diagnosi precoci, interventi terapeutici tempestivi e gestione multidisciplinare della patologia hanno portato a questi ottimi risultati. La grande diffusione della neoplasia, e la sua costante crescita, la rendono una delle principali sfide del nostro sistema sanitario nazionale. In quest’ottica l’uso dei test genomici è indispensabile e rientra nella personalizzazione delle cure che è alla base dell’evoluzione dell’oncologia degli ultimi anni. Sono, infatti, esami il cui utilizzo è raccomandato in tutte le linee guida nazionali ed internazionali. E in molti Paesi occidentali sono già disponibili per pazienti e clinici da diversi anni. Chiediamo quindi che ciò avvenga anche in Italia e che si ponga fine a dei ritardi non più accettabili”.

Aiom: Serve un “New Deal” per migliorare la lotta al cancro in Italia

Roma, 22 ottobre 2021 – Più impegno diretto per la prevenzione primaria e per far ripartire a regime gli screening, maggiore implementazione delle Reti Oncologiche Regionali anche per una più forte collaborazione ospedale-territorio per garantire l’adesione alle terapie per malattie che diventano finalmente croniche. Maggiori fondi per la ricerca, l’assistenza e l’aggiornamento tecnologico, ma soprattutto tempi più veloci per la disponibilità delle terapie innovative, una volta approvate in Europa. Queste le nuove priorità dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) per affrontare la sfida della lotta al cancro dopo l’emergenza Covid-19. È indispensabile un salto di qualità, un vero e proprio ‘New Deal’ in grado di valorizzare il lavoro quotidiano dei clinici a tutto vantaggio degli oltre tre milioni e seicentomila italiani che vivono con una diagnosi di tumore”. Il progetto viene lanciato oggi a Roma in apertura del XXIII congresso nazionale della Società Scientifica. “Questo fine 2021 e tutto il ‘22 dovranno essere fortemente dedicati alla ripresa dopo il terribile biennio che abbiamo dovuto affrontare – spiega il Presidente Nazionale Giordano Beretta -. Il Coronavirus ha imposto un radicale mutamento alla nostra agenda e un profondo ripensamento del lavoro dell’oncologia medica. In primo luogo, dobbiamo impegnarci per informare i cittadini della necessità di non fumare, di controllare il proprio peso, di combattere la sedentarietà, di limitare il consumo eccessivo di alcol. Oggi i dati su questi stili di vita errati sono diventati preoccupanti e dobbiamo invertire una allarmante tendenza. In secondo luogo, vanno recuperati due milioni e mezzo di screening persi che hanno già portato a diagnosi di tumori più avanzati. Per questi aspetti come AIOM lanceremo nelle prossime settimane due campagne specifiche rivolte a tutte le fasce d’età della popolazione. Ma dobbiamo concentrarci anche sui pazienti già colpiti da una neoplasia favorendo l’aderenza alle terapie e la ripresa degli esami diagnostici e di follow up. Va meglio utilizzata e regolamentata la telemedicina per la gestione del follow up a distanza, favorendo i pazienti e garantendo la continuità assistenziale. Anche la collaborazione con le associazioni di malati deve essere al più presto potenziata”. Proprio per mantenere i contatti con pazienti e caregiver, attraverso nuove iniziative, la Società Scientifica ha deciso di ampliare la programmazione di AIOM TV (www.youtube.com/c/AIOMTv), l’emittente ufficiale degli oncologi italiani. Saranno prodotti video con interviste a diversi specialisti e verranno forniti consigli pratici su come affrontare la malattia. Istruttori sportivi e nutrizionisti spiegheranno quali attività fisiche possono essere svolte, durante e dopo le cure, e che alimentazione bisogna seguire. “Vogliamo riuscire a raggiungere anche da remoto i pazienti per fornire loro informazioni utili e certificate – sostiene Saverio Cinieri, Presidente Eletto AIOM -. Per farlo è ormai indispensabile ricorrere a tutti gli strumenti digitali a nostra disposizione, tra cui i social media. Compito dell’oncologia medica deve essere aiutare i malati non solo nel momento in cui somministriamo i trattamenti ma anche nella vita quotidiana. La sopravvivenza da tumori sta aumentando e si aprono nuove esigenze alle quali la sanità e l’intero sistema Paese devono saper rispondere. Bisogna però evitare facili trionfalismi e sottolineare come il cancro sia un gruppo di malattie molto complesse e difficili da trattare. E ci attende un futuro difficile, una vera a propria “pandemia da cancro”. Secondo le ultime stime il numero di decessi, provocato dalle neoplasie, in tutta l’Unione Europea è destinato a crescere del 24% entro il 2035”.

Al XXIII congresso nazionale AIOM viene presentata anche l’XI edizione de Il Libro Bianco, La Carta dei Servizi dell’oncologia italiana 2021. Si tratta di un censimento del sistema assistenziale attivo nel nostro Paese. “Abbiamo scattato una fotografia dettagliata dell’assistenza nel nostro Paese – sottolinea Beretta -. I dati raccolti dimostrano come sia necessario attivare o implementare le Reti Oncologiche Regionali in tutta la Penisola. Delegare parte dell’assistenza dall’ospedale al territorio è fondamentale come ha dimostrato il Covid-19, soprattutto nelle fasi più acute della malattia. Questo può avvenire solo se miglioriamo l’interconnessione dei medici e delle varie strutture sanitarie in un sistema di Rete efficiente. Così si favorisce la multidisciplinarietà, la disponibilità di terapie innovative e si possono ottimizzare le risorse umane e finanziare utilizzate nella lotta al cancro”. “Dal PNRR possono arrivare nuovi fondi per incentivare ulteriormente la ricerca medico-scientifica – conclude Cinieri -. Stiamo facendo importanti passi in avanti soprattutto per quanto riguarda diagnosi sempre più accurate e una migliore selezione dei pazienti su basi molecolari solide. Questo ci permette di avere strategie terapeutiche multidisciplinari e nuovi e più efficaci trattamenti. I risultati positivi raggiunti rischiano però di essere vanificati se non miglioriamo l’organizzazione sanitaria e superiamo alcune difficoltà burocratico-amministrative. Rimane, per esempio, il problema dei nuovi farmaci che accumulano ritardi importanti prima di essere effettivamente disponibili per i pazienti. In media trascorrono oltre due anni prima che una terapia, approvata dall’ente regolatorio nazionale, sia inserita nei prontuari regionali e quindi prescrivibile da parte dei clinici. Come rappresentanti dell’oncologia medica italiana chiediamo quindi a gran voce l’avvio di un “New Deal” per un sistema di cure più virtuoso e che possa essere d’esempio anche per altri Stati europei”.

 

Vaccino anti-Covid più efficace fra giovani, donne e non fumatori

Roma, 20 ottobre 2021 – La risposta anticorpale al vaccino anti COVID-19 è migliore nelle donne, nei giovani, nei non fumatori e in assenza di malattie ad alto rischio di eventi cardio-vascolari e si mantiene anche dopo sei mesi dalla prima dose. Sono questi i risultati di uno studio coordinato dall’Università La Sapienza di Roma e dal Policlinico Umberto I di Roma.  Nei giorni scorsi sono stati presentati i risultati della ricerca sulla risposta anticorpale a distanza di 2 e 6 mesi dalla seconda dose di vaccino Pfizer-Biontech in 2065 operatori sanitari (Età: 46+13 anni; 63% donne). La ricerca, promossa e incentivata direttamente dalla Rettrice della Sapienza, Antonella Polimeni e dal Direttore generale dell’Azienda ospedaliera universitaria Policlinico Umberto I, Fabrizio d’Alba, ha messo in evidenza che a distanza di 2 mesi dalla seconda dose di vaccino, solo lo 0,14% (3 soggetti) dei soggetti ha mostrato una insufficiente risposta anticorpale. Inoltre, la presenza di patologie concomitanti, ad alto rischio di eventi cardiovascolari, come ipertensione, diabete e dislipidemia è legata ad un più basso titolo di anticorpi. La risposta immunitaria piu’ bassa riguarda anche chi fuma, in modo determinante. A distanza di 6 mesi dalla prima dose di vaccino, il titolo di anticorpi si è ridotto di circa il 75% ma, la maggior parte dei soggetti mostrava ancora una buona risposta anticorpale: passando dalla mediana a 2 mesi di 626 AU/ml a quella a 6 mesi di 147 AU/ml. Inoltre, solo lo 0,8% (12 soggetti) mostrava una risposta anticorpale insufficiente.

Tumori: nel 2021 in Italia -13% di morti negli uomini rispetto all’Europa post Covid, più neoplasie al seno e colon operate in stadio già avanzato

Roma, 20 ottobre 2021 – In Italia si muore di cancro meno rispetto alla media europea (-13% negli uomini e -10% nelle donne). Nel nostro Paese, nel 2021, diminuiscono i decessi per tumori e migliora la sopravvivenza. Nel 2021 sono stimate 181.330 morti per neoplasie (100.200 uomini e 81.100 donne), 1870 in meno rispetto al 2020. Più in generale, negli ultimi sei anni, si è osservato un calo complessivo della mortalità per cancro del 10% negli uomini e dell’8% nelle donne. Dal 2015 a oggi, nei maschi sono diminuite del 18,4% le morti per neoplasie dello stomaco, del 15,6% quelle del polmone, del 14,6% alla prostata e del 13,6% del colon-retto. Aumentano nella popolazione femminile i decessi per i carcinomi della vescica (+5,6%) e del polmone (+5%), strettamente legati al fumo di sigaretta, mentre calano quelli allo stomaco (-25%), colon-retto (-13,2%), ovaio (-9%) e mammella (-6,8%). Non emergono progressi per il tumore del pancreas, che continua a evidenziare tassi di mortalità stabili nei maschi e in crescita (+3,9%) nelle femmine. L’alto livello dell’assistenza oncologica in Italia è evidenziato dalle percentuali di sopravvivenza a 5 anni, che migliorano per tutte le neoplasie attestandosi al 59% negli uomini ed al 65% nelle donne (rispetto al 54% e 63% della rilevazione precedente aggiornata al 2015). In sette sedi negli uomini ed in otto nelle donne le sopravvivenze si attestano su valori molto elevati, fino al 96,2% dei carcinomi tiroidei nelle donne e al 93,2% nel testicolo. Il rischio di morte è raddoppiato per i malati oncologici con infezione da SARS-CoV-2.

La pandemia pesa anche sull’assistenza oncologica, perché si osservano neoplasie in fase sempre più avanzata, come emerge da un’indagine che ha coinvolto 19 anatomie patologiche, rappresentative dell’intero territorio nazionale. Nel 2020 sono stati eseguiti, senza terapia neoadiuvante, 5758 interventi chirurgici alla mammella e 2952 al colon-retto. Il numero delle operazioni è in calo rispetto al 2019 (-805 casi, pari al -12% per la mammella, e -464 casi, pari a -13% per il colon retto). E le dimensioni della malattia al momento dell’intervento spesso sono maggiori di quelle rilevate nel periodo pre-Covid. Il calo dei tumori in situ operati è stato del 32% per il colon-retto e dell’11% per la mammella.

è questo il censimento ufficiale, giunto all’undicesima edizione, che descrive gli aspetti relativi alla diagnosi e terapia delle neoplasie grazie al lavoro dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), dei Registri Tumori Italiani, della Società Italiana di Anatomia Patologica e di Citologia Diagnostica (SIAPEC-IAP), di Fondazione AIOM, PASSI (Progressi delle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia), PASSI d’Argento e dell’Osservatorio Nazionale Screening (ONS), raccolto nel volume “I numeri del cancro in Italia 2021”, presentato oggi in una conferenza stampa a Roma all’Istituto Superiore di Sanità, con l’intervento del Presidente dell’ISS, Silvio Brusaferro.

“L’analisi della sopravvivenza consente di valutare gli esiti delle azioni di prevenzione primaria e secondaria, della tempestività ed efficacia delle terapie, dell’impatto dell’assistenza e delle cure terminali – afferma Giordano Beretta, Presidente AIOM -. La sopravvivenza nel nostro Paese è allineata ai livelli più alti osservati in Europa. In Italia, aumentano sempre più le persone vive dopo la diagnosi, nel 2020 erano circa 3,6 milioni, il 6% della popolazione, con un incremento del 36% rispetto al 2010. In sei sedi tumorali le sopravvivenze sono, però, ancora inferiori al 30%, con il cancro del pancreas fanalino di coda all’11% in entrambi i sessi. Gli sforzi della ricerca devono essere rivolti in particolare a queste patologie. Negli uomini la generale diminuzione della mortalità rispecchia la riduzione dei decessi per tumori dovuti al fumo. Ma vanno incrementate le campagne di prevenzione anti-fumo per controllare l’epidemia delle neoplasie tabacco-correlate nella popolazione femminile”.

“L’undicesima edizione della pubblicazione ‘I Numeri del Cancro in Italia’ conferma una generale diminuzione dei tassi di mortalità per diverse neoplasie, da ricondurre in particolare agli importanti avanzamenti diagnostici e terapeutici compiuti negli ultimi anni – spiega il Ministro della Salute, Roberto Speranza, nella prefazione del libro -. Si tratta di un segno tangibile dell’importanza delle nuove tecnologie e dei progressi scientifici nella tutela della salute e nella costruzione di una sanità pubblica sempre più efficiente e di prossimità. Come è noto, lo scenario determinato dall’epidemia da SARS-CoV-2 ha causato un rallentamento nell’attuazione dei programmi di screening, soprattutto durante le fasi iniziali dell’emergenza. Ciò ha comportato effetti sulle diagnosi precoci di molte patologie, tra cui quelle tumorali. Per favorire il recupero delle prestazioni diagnostiche e terapeutiche, il Ministero della Salute ha promosso un finanziamento straordinario di circa mezzo miliardo, mettendolo a disposizione delle Regioni. Nel decreto legge sostegni-bis la durata di tale intervento è stata estesa per tutto il 2021. È solo un primo passo. Serviranno ancora altre risorse”.

Nel 2021, in Italia, sono stimati 34.000 decessi per cancro del polmone, 21.700 per il colon-retto, 12.900 per il pancreas, 12.500 per la mammella e 8500 per lo stomaco. “Un’indagine condotta dalla nostra società scientifica ha stimato, a livello nazionale, l’impatto dell’infezione da SARS-CoV-2 sugli interventi chirurgici dei tumori della mammella e del colon-retto – sottolinea Anna Sapino, Presidente SIAPEC-IAP -. Per il tumore della mammella, il numero di casi operati nel 2020 è risultato inferiore del 12% (-805 casi) rispetto al 2019, e questa riduzione si è osservata per le neoplasie di tutte le dimensioni, in particolare per quelle più piccole. Vi è stato un aumento significativo dei tumori del seno pT2 (compresi tra 2 e 5 cm), a fronte della diminuzione di quelli più piccoli (pT1, tra 1 e 5 mm). Anche per il colon-retto si è registrata una riduzione dei casi operati nel 2020, inferiore del 13% (-464 casi) rispetto al 2019, con un calo particolarmente marcato per i tumori in situ, mentre si è registrato un aumento significativo delle neoplasie con perforazione del peritoneo. I risultati di questa indagine fanno emergere, in generale e per entrambe le patologie, una diminuzione dei tumori in situ caratterizzati da alte probabilità di guarigione (-11% per la mammella, -32% per il colon-retto), che può essere la conseguenza della temporanea riduzione degli screening oncologici nel 2020”.

“A marzo e aprile 2020, a causa dell’esplosione dell’emergenza COVID, si è verificata la sospensione degli screening – spiega Paola Mantellini, Direttrice ONS -. Un’indagine condotta dall’ONS ha quantificato il ritardo accumulato nel 2020 rispetto al 2019 in termini di inviti, test e mesi standard. La riduzione degli inviti è stata pari al 33% per lo screening cervicale, al 31,8% per quello colorettale e al 26,6% per quello mammografico. La riduzione degli esami è stata pari al 45,5% per lo screening colorettale (-1.110.414 test), al 43,4% per quello cervicale (-669.742), al 37,6% per le mammografie (-751.879). Complessivamente sono stati eseguiti circa 2 milioni e mezzo di screening in meno. La paura del contagio ha avuto un peso determinante sulla partecipazione ai programmi di prevenzione. I mesi di ritardo sono stati pari a 5,5 per lo screening colorettale, a 5,2 per quello cervicale e a 4,5 per le mammografie. Sono state stimate anche le diagnosi mancate: oltre 3.300 per il tumore del seno, circa 1.300 per il colon-retto (e 7.474 adenomi avanzati in meno) e 2782 lesioni precancerose della cervice uterina. È importante sottolineare che, per tutti e tre i programmi, nell’autunno 2020 alcune Regioni sono riuscite ad erogare più test rispetto al 2019, mettendo in evidenza una notevole capacità strategico-organizzativa”.

“Gli effetti del ritardo sulla diagnosi precoce sono al momento difficilmente quantificabili – afferma Diego Serraino, Centro di Riferimento Oncologico, IRCCS, Aviano – Direttore Registro Tumori del Friuli-Venezia Giulia -. Le conseguenze cliniche, in particolare un possibile avanzamento dello stadio al momento della diagnosi, possono essere maggiori per lo screening mammografico e quello colorettale, come emerso dall’indagine condotta da SIAPEC. È stato stimato che il 52% delle donne italiane cui è stato diagnosticato un tumore siano guarite o destinate a guarire. Tra gli uomini, tale percentuale è più bassa (39%) a causa della maggior frequenza di neoplasie a prognosi più severa. La frazione di guarigione supera il 75% per il cancro della prostata e, in entrambi i sessi, per quello della tiroide e i melanomi. Per i pazienti, sapere di avere un’attesa di vita simile a quella delle persone non ammalate è di primaria importanza. L’incertezza sul futuro ha un impatto negativo sulla qualità di vita e la conferma che un pieno recupero e una guarigione sono possibili ha importanti ricadute su molti aspetti pratici della vita. Apre ai pazienti le porte alla possibilità di un completo reinserimento lavorativo e sociale”.

“Fondazione AIOM ha effettuato uno studio per indagare gli aspetti psicosociali dei pazienti oncologici durante la prima ondata della pandemia, distribuendo un questionario ad aprile e maggio 2020 – spiega Stefania Gori, Presidente Fondazione AIOM -. Hanno risposto circa 500 pazienti. Il 60% ha riferito di essersi sentito molto al sicuro nella propria struttura oncologica. Tuttavia, il 56,5% ha espresso il timore che il proprio personale medico potesse ammalarsi di COVID e ha riferito la paura di interrompere le cure antitumorali. E, proprio a causa della paura, il 34% ha affermato di aver contattato il proprio medico più frequentemente che in passato o di aver annullato le visite con l’oncologo (13%). La maggior parte dei pazienti (88%) ha percepito cambiamenti nella propria vita rispetto al periodo pre-pandemia. Il 93% ha inoltre riferito di ‘sentirsi più vulnerabile’ rispetto al COVID a causa della propria malattia. Circa un paziente su cinque ha chiesto aiuto psicologico, uno su sei ha assunto farmaci psicotropi per l’ansia e più della metà ha fatto ricorso a pratiche di rilassamento per moderare lo stress. Da qui la necessità di garantire una presenza strutturata di psico-oncologi nelle oncologie per fornire assistenza ai pazienti, ai familiari e caregiver e al personale sanitario”.

“Gli stili di vita sani rappresentano l’arma più importante per sconfiggere il cancro – conclude Maria Masocco, Responsabile scientifico PASSI e PASSI d’Argento, Istituto Superiore di Sanità -. Quasi il 30% dei cittadini è sedentario. Dal 2008 la sedentarietà nella popolazione adulta è aumentata, in particolare al Sud, dove è passata dal 35% nel 2008 a valori che raggiungono quasi il 45% nel 2019. Più di 4 adulti su 10 sono in eccesso ponderale, ovvero il 31,5% in sovrappeso e il 10,8% obeso, con un trend in crescita per l’obesità, non solo nel Sud ma anche al Nord. La pandemia ha fatto segnare, nel 2020, una battuta d’arresto anche nel calo del numero dei fumatori, progressivamente registrato fra il 2008 e il 2019. Questo rallentamento è sostenuto in particolare dalle donne con più di 35 anni, fra le quali, per la prima volta dal 2008, si registra un’inversione di tendenza con un aumento, modesto ma non trascurabile, della quota di fumatrici. Anche la quota di chi tenta di smettere di fumare scende dal 36% del 2019 al 31% durante la pandemia, in particolare dal 39% al 31% fra le donne”.

Influenza: ISS, identificati i primi 2 casi, parte la sorveglianza

Roma, 18 ottobre 2021 – Sono stati identificati, in due bambini residenti al nord Italia, i primi due casi di influenza stagionale. Secondo quanto stabilito dal ‘Protocollo operativo InfluNet & CovidNet’ la sorveglianza virologica partirà dalla 46a settimana 2021, ovvero da lunedì 18 ottobre.
Lo rende noto l’Istituto Superiore di Sanità. Un primo caso di virus influenzale A/H3 identificato a Varese e confermato presso l’Università di Milano in un bambino con sintomatologia influenzale. Il secondo caso di virus influenzale A/H3 identificato presso l’Ospedale Amedeo di Savoia di Torino in un bambino con un quadro di polmonite. Sono in corso le conferme virologiche da parte del laboratorio di riferimento nazionale dell’Iss sul secondo caso identificato a Torino. La vaccinazione antinfluenzale, ricorda l’Iss, “è il mezzo più efficace e sicuro per prevenire la malattia e ridurne le complicanze” e il periodo più indicato per farla è quello autunnale a partire dal mese di ottobre.

PAPILLOMAVIRUS: OGNI ANNO L’HPV CAUSA QUASI 6.500 CASI DI TUMORE IN ITALIA AL VIA LA CAMPAGNA PER INFORMARE CORRETTAMENTE I GENITORI

Roma, 14 ottobre 2021 – Sono 700mila i ragazzi e le ragazze a rischio di contrarre l’infezione da Papillomavirus (HPV, Human Papillomavirus) nel nostro Paese. Il Ministero della Salute ha appena pubblicato i dati relativi al 2020: la copertura vaccinale nelle ragazze nate nel 2007 è del 58% e nei ragazzi del 46% e molto più bassa per la coorte del 2008 (30% per ciclo completo).

Già prima della pandemia, in Italia, la copertura della vaccinazione contro l’HPV negli adolescenti si attestava ben al di sotto della soglia ottimale del 95% prevista dal Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale ma la pandemia ha provocato un ulteriore calo nella vaccinazione degli adolescenti. Ogni anno nel nostro Paese quasi 6.500 casi di tumore sono riconducibili proprio all’HPV: 2.365 alla cervice uterina, 1.900 all’orofaringe, 1.200 alla vulva, 500 al pene, 300 all’ano e 200 alla vagina.

La pandemia ha determinato gravi ritardi nei programmi di vaccinazione che devono essere recuperati quanto prima.

Per questo motivo, prende il via oggi la nuova campagna di sensibilizzazione “Hai Prenotato, Vero?”, realizzata da MSD e autorizzata dal Ministero della Salute.
La campagna prevede un’intensa attività digitale utilizzando i principali canali (gli account Facebook e Instagram di MSD Salute), con l’obiettivo di accrescere la consapevolezza sulla possibilità che ogni genitore ha, informandosi correttamente, di proteggere i propri figli adolescenti da patologie pericolose come i tumori HPV-correlati.
Oltre all’ampia offerta di contenuti presenti sui diversi canali, sarà disponibile anche un nuovo portale informativo – www.haiprenotatovero.it – ricco di informazioni utili e immediate sulle patologie HPV-correlate e le opportunità di prevenzione, inclusa la possibilità di consultare le mappe con le offerte di vaccinazione anti-HPV nelle diverse Regioni italiane.

L’iniziativa viene presentata oggi in una conferenza stampa online.

“L’infezione da Papillomavirus (HPV) è la più frequente infezione sessualmente trasmessa – afferma Giancarlo Icardi, Direttore della Scuola di Specializzazione in Igiene e Medicina Università degli Studi di Genova, già coordinatore del Gruppo vaccini e politiche vaccinali della Società Italiana di Igiene e medicina preventiva (SITI) -. Si stima che 4 persone su 5 siano infettate dal virus nel corso della vita, sia uomini che donne e l’assenza di sintomi ne favorisce la diffusione. In circa l’80% dei casi, l’infezione da HPV decorre in maniera asintomatica, perché l’organismo ha la capacità di eliminare il virus. In altri casi, il sistema immunitario non riesce a sconfiggerlo, con conseguenze gravi come il cancro. Generalmente, il tempo che intercorre tra l’infezione e l’insorgenza delle lesioni precancerose è di circa 5 anni, mentre la latenza per l’insorgenza del carcinoma cervicale può essere di decenni. Abbiamo a disposizione un’arma molto potente: la vaccinazione è in grado di prevenire fino a quasi il 90% di tutti i tumori HPV-correlati in uomini e donne”.

Nel Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale viene evidenziato come, sulla base delle nuove e importanti evidenze scientifiche, la sanità pubblica oggi si pone come obiettivo il raggiungimento, nelle ragazze e nei ragazzi, nel dodicesimo anno di vita, di coperture vaccinali ≥ 95% per la massima protezione da tutte le patologie HPV correlate direttamente prevenibili con la vaccinazione.

“Il Papillomavirus è il secondo agente patogeno responsabile di cancro nel mondo – spiega Saverio Cinieri, Direttore Oncologia Medica e Breast Unit dell’Ospedale ‘Perrino’ di Brindisi e Presidente eletto AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) -. Nonostante la maggior parte delle infezioni regredisca spontaneamente, in caso di persistenza e cronicizzazione, l’infezione può evolvere nel tempo in lesioni precancerose e cancro. La vaccinazione rappresenta l’arma più importante per sconfiggere le neoplasie causate dall’HPV. La nostra società scientifica sostiene gli obiettivi stabiliti dalle ‘Call to action’ promosse dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dalla European Cancer Organization nonchè dallo ‘Europe’s Beating Cancer Plan’ della Commissione Europea: cancellare il tumore della cervice uterina (e tutti quelli Hpv correlati) entro il 2030. Le azioni da attuare sono proprio vaccinare almeno il 90% della popolazione target e assicurare che almeno il 90% della popolazione target abbia accesso agli screening cervicali gratuiti. L’Australia entro il 2035 diventerà il primo Paese al mondo a eliminare i tumori causati dall’HPV, il Canada raggiungerà l’obiettivo nel 2040”.

“Lo scorso giugno – continua il Prof. Cinieri – i medici dei centri oncologici americani designati dal National Cancer Institute (NCI) hanno diffuso una dichiarazione congiunta sollecitando i sistemi sanitari, i genitori, i ragazzi e i giovani adulti a riprendere le vaccinazioni contro l’HPV. Il calo delle visite annuali e delle immunizzazioni durante la pandemia ha causato un significativo gap vaccinale e ritardi nei servizi di prevenzione tra i bambini e gli adolescenti in tutto il mondo, specialmente per quanto riguarda l’immunizzazione contro il Papillomavirus. L’Italia può diventare un esempio virtuoso in Europa, ma dobbiamo recuperare quanto prima i ritardi nei programmi vaccinali accumulati in un anno e mezzo di pandemia”.

“Come previsto dall’Intesa Stato-Regioni del 2007, la vaccinazione anti-HPV è offerta gratuitamente e attivamente alle bambine nel dodicesimo anno di vita (undici anni compiuti) in tutte le Regioni e Province Autonome a partire dal 2007-2008 – sottolinea Giorgio Conforti, Responsabile Area Vaccini Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) -. In molte Regioni, la gratuità viene mantenuta fino ai 18 anni ed è estesa anche ad altre categorie. Nel Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale 2017-2019 e nei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza la vaccinazione gratuita nel corso del dodicesimo anno di età è prevista anche per i maschi, a partire dalla coorte 2006. Vaccinarsi è davvero semplice. È prevista la somministrazione di due dosi a 0 e 6 mesi per gli individui fino a 14 anni, o tre dosi a 0, 2 e 6 mesi dai 15 anni. È dimostrato che gli under 25 sono a maggior rischio di contrarre l’infezione. La vaccinazione contro il Papillomavirus è efficace soprattutto se effettuata prima dell’inizio dell’attività sessuale, perché induce una migliore risposta immunitaria prima di un eventuale contagio con il virus. Sollecitiamo i genitori di ragazzi e ragazze adolescenti a non trascurare gli appuntamenti del calendario vaccinale, perché possono salvare la vita”.

“La prevalenza dell’infezione è più alta nelle donne fra i 20 e 24 anni – afferma Adriana Bonifacino, Presidente IncontraDonna Onlus -. Il cancro da HPV più conosciuto è quello della cervice uterina, il quinto tumore più frequente nelle under 50. Attraverso la vaccinazione è possibile interrompere all’origine la catena che dall’infezione porta al cancro e la sua estensione agli uomini consente di proteggere di più anche la popolazione femminile oltre che la popolazione maschile. La profilassi è raccomandata anche nelle donne dai 25 anni, utilizzando per l’occasione l’appuntamento con il primo Pap Test. È importante infatti aumentare non solo i tassi di vaccinazione, ma anche i livelli di adesione allo screening contro il tumore della cervice uterina. A seconda del programma, va eseguito il Pap test ogni tre anni a partire dai 25 anni o il test HPV ogni 5 anni dai 30-35 anni. Quest’ultimo è in grado di individuare le lesioni precancerose più precocemente, quindi è sufficiente ripeterlo ogni cinque anni invece che ogni triennio come il Pap test. La pandemia però ha fatto segnare pesanti battute d’arresto anche nello screening. Nel 2020 hanno aderito al programma quasi 670mila donne in meno rispetto al 2019, con un calo del 43%, e le mancate diagnosi di lesioni pre cancerose della cervice uterina sono stare 2.782”.

La campagna “Hai Prenotato, Vero?”, si pone l’obiettivo di accrescere la consapevolezza di ogni genitore per proteggere i propri figli con tempestività da patologie pericolose come i tumori HPV-correlati.

Punto cardine della campagna è il portale informativo www.haiprenotatovero.it, suddiviso in quattro sezioni principali al fine di offrire a tutti gli utenti la più ampia panoramica sul Papillomavirus e le possibilità di prevenzione:

• la prima sezione, “HPV che cos’è”, presenta al suo interno tutte le informazioni sulla patologia: cosa è il Papillomavirus, come si contrae e quali sono le conseguenze che ci si può trovare ad affrontare dopo averlo contratto;
• la seconda sezione, “Prevenzione” approfondisce tutte le opportunità per proteggersi dalle patologie HPV-correlate;
• nella terza, “Lo conosci, vero?”, si affrontano tutti i più comuni falsi miti legati al Papillomavirus ai quali si offre una risposta certa e ricca di rilevanti contenuti scientifici, al fine anche di andare a contrastare le diverse fake news sul tema.
• Infine, nella quarta sezione, “Vaccinarsi nella tua regione”, vi sono tutte le informazioni necessarie per accedere alle offerte di vaccinazione anti-HPV nella propria Regione di residenza dato che in molte Regioni è estesa in gratuità alle ragazze 25enni e alle donne con lesioni pre-cancerose. All’interno della sezione è possibile inoltre scaricare una guida alla vaccinazione, utile per essere sempre aggiornati e informati sulle opportunità di prevenzione offerte dalla Sanità pubblica.

“Hai Prenotato Vero?” è un vero proprio manifesto, un invito ad agire presto, con consapevolezza, per garantire un futuro sereno ai propri figli, maschi e femmine.

“Sono davvero orgogliosa di poter dire che – ancora una volta – MSD è al fianco della Sanità Pubblica italiana. Vaccinare per prevenire i tumori da HPV è una grande conquista della scienza, ma c’è ancora molto lavoro da fare in termini di consapevolezza e percezione del rischio che queste gravi malattie possono causare nella vita delle persone e dei nostri figli in particolare”, dichiara Nicoletta Luppi, Presidente e Amministratore Delegato di MSD Italia.
“Il Covid-19 – prosegue Nicoletta Luppi – ha avuto un impatto notevole su alcune vaccinazioni, tra cui anche quella contro l’HPV, rallentandone la somministrazione. Si stima, infatti, che negli ultimi due anni ben 700mila ragazze e ragazzi siano stati privati dell’opportunità di proteggersi con la vaccinazione. In molte Regioni si sta lavorando con impegno per recuperare le vaccinazioni procrastinate durante la fase più dura della pandemia. Per questo, oggi, è importante sensibilizzare alla vaccinazione, facendo anche leva sull’utilizzo dei social media che rappresentano uno strumento molto potente per la loro capacità di rendere virale un messaggio importante come quello della prevenzione. Crediamo fermamente che utilizzare, nei giusti toni e con i giusti linguaggi, canali come Instagram, Facebook e YouTube – così come faremo con ‘Hai Prenotato, Vero?’ – possa aiutare a stabilire un contatto diverso con le famiglie, con i ragazzi ma soprattutto con i genitori”.
“MSD – conclude Nicoletta Luppi – è da sempre al fianco delle Persone per la Prevenzione e la Cura, con un percorso nell’Innovazione iniziato oltre 100 anni fa. Questo difficile periodo ci ha insegnato che abbiamo una grande occasione per rilanciare un’importante battaglia culturale e di Sanità Pubblica, volta a sconfiggere tanti tabù anti-scientifici e a far comprendere a tutti il rischio che si corre, e si fa correre agli altri, decidendo di non prendersi cura della propria salute. Non possiamo non cogliere questa opportunità”.

Da Covid a raffreddore, l’igiene delle mani riduce i contagi

Roma, 13 ottobre 2021 – “Lavarsi le mani con acqua e sapone può prevenire un infezione respiratoria su 5, come il raffreddore o l’influenza, e un’infezione gastrointestinale su 3”. A ricordarlo sono i Cdc (Centers for Disease Control and Prevention), l’organismo di controllo sulla sanità pubblica degli Stati Uniti, in vista del Global Handwashing Day, la giornata dedicata a questo semplice gesto ‘salvavita’ che si celebra il prossimo 15 ottobre.

Nell’ultimo anno e mezzo di pandemia Covid si è spesso sottolineato l’importanza di una corretta igiene e pulizia delle mani, soprattutto quando si prepara il cibo, prima di mangiare e dopo aver tossito, starnutito o essersi soffiati il naso. L’educazione al corretto lavaggio delle mani con acqua e sapone nella comunità, precisa il Cdc, può ridurre il numero di persone che si ammalano di diarrea di circa il 23-40 per cento, ridurre l’assenteismo dovuto a malattie gastrointestinali negli studenti del 29-57 per cento, ridurre le malattie respiratorie nella popolazione generale di circa il 16-21 per cento. Per aumentarne la consapevolezza, è stato istituito nel 2008 il Global Handwashing Day. Il momento attuale, che ci vede entrare in nuova normalità, oltre il Covid-19, “fornisce uno slancio unico per istituzionalizzare l’igiene delle mani, spesso in passato trascurata, come componente fondamentale della salute”, spiega Globalhandwashing, la partnership promotrice dell’iniziativa che unisce agenzie internazionali pubbliche e aziende private.

Cancro: il lockdown ha inciso sulle operazioni di un paziente su 7

Roma, 12 ottobre 2021 – In tutto il mondo un paziente oncologico ogni sette ha perso operazioni potenzialmente salvavita durante i vari lockdown causati dall’emergenza Coronavirus. E’ quanto emerge da una ricerca britannica condotta dall’Università di Birmingham e pubblicato sulla rivista Lancet Oncology. Lo studio ha analizzato gli andamenti dei 15 diversi tumori solidi tra i più comuni in 61 Paesi.
Gli scienziati hanno confrontato le cancellazioni e i ritardi di interventi chirurghi contro il cancro durante i lockdown con quelli durante i periodi con restrizioni più limitate. Durante i blocchi completi, un paziente su sette (il 15%) non aveva ricevuto l’operazione che era stata pianificata. Nei periodi di restrizione più leggera, invece, il tasso di questa stessa percentuale è risultato molto basso (0,6%). I pazienti fragili, quelli con cancro allo stadio avanzato e quelli in attesa di un intervento chirurgico nei Paesi a reddito medio-basso avevano tutti meno probabilità di subire l’intervento di cui avevano urgente bisogno. “La nostra ricerca rivela l’impatto collaterale delle chiusure durante la pandemia sui pazienti in attesa di un intervento chirurgico contro il cancro – spiega James Glasbey, dell’Università di Birmingham e coautore principale dello studio – Sebbene questi blocchi siano fondamentali per salvare vite umane e ridurre la diffusione del virus, garantire la capacità di un intervento chirurgico sicuro per il cancro dovrebbe essere parte del piano di ogni Paese per garantire una salute continua di tutta la popolazione”. I ricercatori hanno analizzato i dati di oltre 20.000 pazienti adulti affetti da tipi di cancro tra cui sarcoma del colon-retto, esofageo, gastrico, della testa e del collo, toracico, epatico, pancreatico, prostatico, vescicale, renale, ginecologico, mammario, dei tessuti molli, il sarcoma osseo e le neoplasie intracraniche.

Medicina di laboratorio: “Determina il 70% delle decisioni cliniche con un costo del 2% sulla spesa sanitaria nazionale”

11 ottobre 2021. La recente esperienza del COVID 19 ha messo in evidenza il fondamentale ruolo del laboratorio sia nel fare diagnosi che nel dare le indicazioni per la migliore cura possibile per tutti i pazienti e cittadini ricoverati in ospedale o curati a domicilio. Ma ancora nessun rappresentante della società è presente in commissioni e altri organi di consiglio come invece avviene in molti altri paesi.
La riflessione che emerge dai lavori del 53° congresso nazionale della Società Italiana di Biochimica Clinica e Medicina di Laboratorio che si apre oggi in forma virtuale e che vede la partecipazione di oltre 1.000 iscritti. “La nostra società scientifica è l’espressione di migliaia di professionisti, medici, biologi, chimici, tecnici di laboratorio che eseguono centinaia di migliaia di esami di laboratorio quotidianamente valutando le condizioni di salute di tantissimi cittadini e capaci di determinare il 70% di tutte le decisioni cliniche” afferma la presidente SIBIOC Laura Sciacovelli – un enorme lavoro di diagnostica di laboratorio che ha un costo molto ridotto, quantificabile nel 2% della spesa sanitaria su base nazionale.” “Questi dati indicano che siamo un investimento e non un costo. La pandemia lo ha dimostrato: la medicina di laboratorio rappresenta una disciplina caratterizzata da grande efficienza e valore quotidiano per i cittadini, i pazienti sia curati in ospedale che a domicilio – spiega il presidente designato Tommaso Trenti – ma purtroppo, a fronte del forte impatto sulla salute dei cittadini e della presenza di importanti figure di riferimento appartenenti alla Medicina di Laboratorio protagoniste anche sullo scenario internazionale, nessun professionista di Medicina di Laboratorio è attualmente presente in Commissioni, Task Forces, Comitati o Consigli che riguardino la pandemia ed in generale la salute dei cittadini- questa “assenza” ha creato molta confusione nell’ambito dell’utilizzo delle varie opzioni di diagnostica sia molecolare, sierologica o antigenica, con importanti ricadute sulla diffusibilità del virus, la diagnosi precoce.”
“Il Laboratorio clinico è sempre più la ‘core activity’ del processo diagnostico-terapeutico, una componente irrinunciabile nella pratica medica e non un semplice servizio ancillare – prosegue il dr. Sergio Bernardini, past president di SIBIOC e prossimo presidente del Congresso Mondiale del 2023 – Siamo di fronte a un processo di innovazione organizzativa e culturale mai vista prima, un nuovo modello di Laboratorio che vede il crollo delle barriere tra le diverse area della Medicina diagnostica in cui Chimica Clinica, Ematologia, Microbiologia, Virologia, Genetica quali entità a se’ stanti in una “vecchia logica dei silos” vengono superate per portare “i bisogni del paziente al centro”, senza distinzioni ma promuovendo l’integrazione tra le diverse storiche discipline di laboratorio.”
Altro argomento di grande interesse è la sempre maggiore prossimità ai cittadini. “L’esecuzione dell’esame deve avvenire in prossimità del paziente, modalità diagnostica che sarà ed è già parte dell’alleanza terapeutica nella medicina territoriale insieme al medico curante in particolare di medicina generale, allo specialista, al caregiver” sottolinea la dr.ssa Sciacovelli.
Infine, ampio spazio a digitalizzazione, e-health, telemedicina, Intelligenza Artificiale. Spiega il presidente eletto Trenti: “L’e-health, la digitalizzazione in sanità, la telemedicina, l’applicazione dell’intelligenza artificiale, la mobile-health sono fortissimi strumenti d’integrazione delle informazioni, in particolare di diagnostica, per determinare un nuovo modello di sanità capace di collegare i bisogni del cittadino in tutti i suoi momenti e percorsi di cura. L’efficacia dell’informazione diagnostica è centrale quando è integrata in tutti i luoghi di cura dal domicilio, al ricovero in strutture sanitaria a bassa intensità di cure o nelle strutture ad alta intensità di cure creando un ambiente capace di dare significato concretamente operativo ai nuovi modelli di cura.
Sarà così possibile utilizzare i Big Data, tanto ora proposti, per l’acquisizione di una grande mole di dati per singolo paziente capaci di generare algoritmi diagnostici predittivi, preventivi, diagnostici e di follow up, ovvero una diagnosi più precisa in tempi sempre più ristretti per generare salute.”
“Un processo evolutivo che vede l’Italia già punto di riferimento per tutti i pasi del Mediterraneo – conclude il dr. Bernardini – riconoscendo il valore dei nostri professionisti e la grande produzione scientifica dei nostri ricercatori. Anche grazie all’utilizzo di tecnologie emergenti, della Medicina Personalizzata, le Omiche quali Genomica, la Proteomica e la Metabolomica”.

Studio: il Coronavirus ha triplicato i casi di depressione

Roma, 6 ottobre 2021 – I casi di depressione si sono più che triplicati in un anno di pandemia. I sintomi sono peggiorati e hanno gravato soprattutto sui più fragili che hanno maggiormente risentito del Covid per motivi socio-economici come perdita del lavoro, precarietà o difficoltà familiari.

E’ quanto sostiene uno recente studio condotto presso la Boston University e pubblicato sulla rivista The Lancet Regional Health – Americas. La ricerca mostra che il 32,8% degli adulti in Usa ha riportato forti sintomi depressivi nel 2021 (rilevazione marzo-aprile 2021); erano il 27,8% nei primissimi mesi della pandemia nel 2020 (marzo-aprile 2020), e l’8,5% prima della pandemia. È emerso che le persone con problemi economici e con un basso reddito hanno visto aumentare i sintomi depressivi anche di sette volte. “Ci saremmo aspettati – spiega il coordinatore del lavoro Sandro Galea – un picco dei casi di depressione subito dopo l’evento traumatico e poi una normalizzazione nel tempo con una riduzione dei casi. Ma con la pandemia è stato diverso, abbiamo trovato che anche dopo 12 mesi dall’inizio del Covid, i livelli di depressione sono rimasti elevati”. “Mentre i vaccini anti-Covid hanno acceso una qualche speranza – spiega il primo autore del lavoro Catherine Ettman – molte persone stanno ancora soffrendo le conseguenze sociali ed economiche della pandemia, con reddito basso, perdita del lavoro e altri fattori di stress. Infatti abbiamo visto che se nel 2020 avere un reddito basso (meno di 20.000 in un nucleo familiare) si associa a un rischio di depressione di 2,3 volte maggiore rispetto a chi aveva un reddito di 75.000 dollari, nel 2021 il rischio diventa di sette volte maggiore”.