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Salute maschile, con il Covid crollo fino al 90% delle visite

Contro la paura web tv e spot “Per il Cancro No Lockdown”

Roma, 19 novembre 2020 – Crollo dal 75 al 90% per l’attività sia di elezione che di Pronto Soccorso, azzerata la prevenzione, a rischio l’aderenza delle terapie, prezzo altissimo per la gestione tardiva di patologie il cui decorso è fortemente condizionato da una diagnosi precoce. Questo il quadro dell’Urologia italiana in tempo di Covid-19, tracciato dalla Fondazione PRO nel corso di una conferenza stampa virtuale, nella giornata internazionale dedicata dall’Unesco alla salute maschile. “L’attività chirurgica per le patologie oncologiche non si è fermata per i tumori della vescica e della prostata – spiega Vincenzo Mirone, Presidente di Fondazione PRO, Professore Ordinario di Urologia e Direttore della Scuola di Specializzazione in Urologia | Università Federico II, Napoli – ma a tenere lontani gli uomini dalla propria salute ci ha pensato il combinato disposto della paura del contagio e della consueta, perniciosa, scarsa attitudine a prendersi cura di sé o a farlo quando ormai è troppo tardi”.

“Il Covid-19 – ricorda Mirone – ha reso più difficile l’esistenza degli oltre 564mila uomini che in Italia vivono con un cancro alla prostata. Per il 71% dei pazienti il Coronavirus è fonte di forte preoccupazione, mentre il 37% è convinto di essere più esposto al contagio a causa dei trattamenti anti-tumorali. Quattro malati su dieci hanno evitato di andare in ospedale già durante il primo lockdown, rinviando così cure e visite. E sette malati su dieci auspicano di poter assumere terapie trimestrali o semestrali, per poter così ridurre gli accessi alle strutture sanitarie e garantire la continuità delle cure. A tutti loro è dedicata la nostra campagna educazionale nazionale “Prostata, per il cancro non c’è lockdown”, un appello a non abbandonare le terapie, sposato e condiviso da una persona sensibile e generosa come Massimiliano Allegri, protagonista del nostro spot. A tutti gli uomini italiani, ma anche alle loro compagne, è invece dedicata la PRO Tv www.fondazionepro.tv un progetto che mette insieme le più autorevoli figure italiane sulla formazione e la divulgazione di temi quali la fertilità, la salute della prostata, quella della coppia, la Telemedicina e i corretti stili di vita. Attivata dal luglio scorso, la tv, che viene costantemente aggiornata con nuovi autorevoli contributi, sta avendo un successo significativo nelle diverse fasce d’età. Il nostro obiettivo è, prendendo atto che con questa pandemia avremo ancora a lungo a che fare, costruire una nuova modalità di interazione per difendere e diffondere la prevenzione urologica e andrologica”.

“In un Paese che vede 25 milioni di uomini sopra i 15 anni, 8 italiani su 10 non si sono mai sottoposti a una visita dall’urologo – afferma Andrea Salonia, Professore Ordinario di Urologia e Direttore dell’Istituto di Ricerca Urologica | Università Vita-Salute, Ospedale San Raffaele, Milano –. Eppure il cancro della prostata rappresenta il tumore più frequente nei maschi dopo i 50 anni, con numeri molto simili a quelli del tumore della mammella (36.000 nuove diagnosi ogni anno, con circa 7.000 morti). Possiamo intervenire su questi dati, iniziando col migliorare il rapporto con l’ambiente: un contesto sano ha infatti un ruolo protettivo della salute delle persone. Le ultime ricerche epidemiologiche confermano infatti una correlazione diretta, in particolare per quanto riguarda la fertilità e l’esposizione ad agenti cancerogeni. Le caratteristiche del liquido seminale possono essere considerate una valida chiave di lettura dell’intero stato di salute dell’uomo e usate per fare prevenzione secondaria. I soggetti infertili, a parità di età sono meno sani, biologicamente più anziani e la loro condizione può considerarsi un campanello d’allarme rispetto allo sviluppo di alcune patologie”.

Centrale anche in questo AndroDay il tema della corretta alimentazione nelle attività di prevenzione. “Dobbiamo lavorare sempre più sui menù funzionali – dichiara il noto chef Franco Pepe, artigiano pizzaiolo, ambasciatore della campagna di prevenzione di Fondazione PRO -. La pizza deve diventare il frutto di un lavoro di squadra portato avanti da noi creativi con agronomi e nutrizionisti di fiducia. Solo così sarà il risultato di un corretto bilanciamento di proteine, carboidrati, lipidi. Solo questo approccio multidisciplinare ci offrirà un piatto tipico buono e che fa bene. Ricordiamo che non parliamo di ossessioni patologiche per il mangiar sano, ma di stili di vita che ci risparmiano per esempio l’insorgenza della sindrome metabolica (associazione di ipertensione, intolleranza al glucosio, dislipidemia, obesità), così strettamente correlata ad altre patologie, non solo oncologiche”.

“Nella sindrome metabolica – continua Mirone – si ha un abbassamento dei livelli circolanti di testosterone, strettamente correlato a malattie come il tumore della prostata, il deficit erettile, l’infertilità e l’ipertrofia prostatica benigna, una patologia che affligge oltre il 50% degli uomini sopra i 60 anni e consiste nell’ingrossamento benigno della ghiandola, con conseguenti difficoltà nell’urinare. Un problema che ha un sensibile impatto sulla qualità della vita degli uomini”.

“Nella Giornata Internazionale dedicata alla salute degli uomini – conclude Mirone – vogliamo sottolineare che per la salute maschile il fattore di rischio, oltre al consumo di alcol e al fumo di sigaretta, al sovrappeso e alla sedentarietà, sta diventando sempre più la paura. La nostra campagna di prevenzione, che cerca di raggiungere gli uomini attraverso quegli schermi di fronte ai quali passano gran parte della loro giornata, mira proprio a ricordare loro il ruolo protettivo di comportamenti sani, ma anche di aderenza alle terapie e alla loro continuità, di partecipazione agli screening e attenzione al proprio benessere, con la consapevolezza necessaria per vivere a lungo e bene”.

Studio USA: Covid ha impatto profondo sull’infanzia

Roma, 18 novembre 2020 – Negli Stati Uniti, dall’inizio della pandemia, più di un milione tra neonati, bambini e adolescenti hanno avuto la diagnosi di infezione da SARS-CoV-2. I nuovi casi diagnosticati sono stati 111.946 solo nell’ultima settimana. È quanto evidenziato da un rapporto dell’American Academy of Pediatrics e Children’s Hospital Association (AAP). Per quanto i bambini raramente si ammalino in modo grave di Covid, afferma il presidente AAP Sally Goza, si tratta di un dato rilevante che potrebbe peraltro essere una sottostima del reale numero di casi. Oltre ai positivi, continua Goza, la pandemia sta interessando in modo pesante i bambini sia pure in via indiretta: secondo un’indagine nazionale, infatti, il 27% dei genitori (oltre uno su 4) ha riferito un peggioramento della propria salute mentale e il 14% di quella dei propri bambini. Secondo i Centers for Disease Control and Prevention, durante la pandemia sono aumentati di oltre il 24% gli accessi al pronto soccorso di bambini e adolescenti per problemi di salute mentale. Inoltre la chiusura delle scuole ha avuto un impatto non solo sulle performance accademiche del bambino, ma anche sulle famiglie a livello economico. E ancora, sono diminuite anche in modo significativo le vaccinazioni infantili rispetto al 2019, e gli accessi dei bambini ai servizi pediatrici di routine, con un rischio a lungo termine non indifferente per il loro sviluppo e la loro salute.

Da OMS piano per eradicare il tumore della cervice uterina

Roma, 17 novembre 2020 – Con più vaccini, screening e trattamenti è possibile eliminare i tumori della cervice uterina, la quarta causa di cancro nelle donne, riducendo i nuovi casi del 40% e risparmiando 5 milioni di morti entro il 2050. Lo afferma la nuova strategia lanciata dall’Assemblea Mondiale dell’OMS, secondo cui per ogni dollaro investito nello sforzo le economie ne guadagnerebbero 3,2. Gli obiettivi indicati dal piano prevedono di avere entro il 2030 il 90% delle donne sopra i 15 anni completamente vaccinate contro l’Hpv, il virus che causa la maggior parte di questi tumori, il 70% sottoposte a screening a 35 e 45 anni e il 90% delle donne a cui viene diagnosticato il tumore che ricevono il trattamento. Il ritorno economico, afferma il documento, sale a 26 dollari se si considerano anche i benefici indiretti sulle famiglie e sulle comunità. “Eliminare una qualsiasi forma di tumore una volta sembrava un sogno impossibile – afferma il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus – ma ora abbiamo gli strumenti efficaci e basati sull’evidenza per renderlo una realtà. Ma possiamo eliminare il tumore cervicale come problema di salute pubblica se riusciamo a unire gli strumenti che abbiamo con una forte determinazione ad usarli in tutto il mondo”. Secondo le ultime cifre dell’Oms nel 2018 ci sono stati nel mondo 570mila nuovi casi e 311mila morti. La cifra, in assenza di interventi, salirà a 700mila casi e 400mila morti entro il 2030.

Coronavirus: studio ISS dimostra la persistenza degli anticorpi

Roma, 16 novembre 2020 – Documentata la dimostrato la persistenza degli anticorpi che bloccano la proteina “spike” del virus Sars-Cov-2 nelle persone che hanno contratto l’infezione. La notizia è stata comunicata, in video conferenza stampa, da Giovanni Rezza, della Direzione generale prevenzione del ministero della Salute. Il merito della scoperta è di un team di ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) hanno. Il dato è emerso sulla base dei test sierologici effettuati su un campione di circa 7.000 persone provenienti da cinque comuni del Trentino risultati particolarmente esposti alla prima ondata pandemica. La ricerca è stata compiuta, in collaborazione con la Provincia automa di Trento, a seguito dell’indagine epidemiologica condotta durante l’estate a Canazei, Campitello di Fassa, Vermiglio, Borgo Chiese e Pieve di Bono-Prezzo, dove si è registrata un’incidenza media dell’intenzione pari al 23%, con una mortalità del 2%. “La ricerca sulla persistenza degli anticorpi coordinata da Paola Stefanelli sulla base di uno dei campioni più ampi a livello internazionale, ha dimostrato come dopo quattro mesi dall’infezione gli anticorpi verso la proteina ‘spike’ (di superficie) rimanevano nella grande maggioranza delle persone, mentre altri anticorpi tendevano a sparire” ha detto Rezza. Secondo quanto riferito, la presenza degli anticorpi neutralizzanti apre scenari positivi sull’effettiva protezione dei vaccini in arrivo. “In termini vaccinali, significa che la maggior parte delle persone che hanno questi anticorpi sono protette. Dobbiamo essere comunque cauti, perché abbiamo ancora poche evidenze scientifiche fuori dai laboratori”, ha concluso Rezza.

Tumore della prostata: ok della Commissione Europea per olaparib nel trattamento della malattia metastatica resistente alla castrazione con mutazione BRCA1/2

16 novembre 2020 – AstraZeneca e MSD annunciano che olaparib ha ricevuto l’approvazione europea come monoterapia nel trattamento dei pazienti adulti con carcinoma prostatico metastatico resistente alla castrazione (mCRPC) con mutazioni BRCA1/2 (germinale e/o somatica) in progressione da precedente terapia con un nuovo agente ormonale.

L’approvazione della Commissione Europea si basa su una analisi di sottogruppo dello studio di Fase 3 PROfound che ha evidenziato come olaparib abbia dimostrato un miglioramento della sopravvivenza libera da progressione radiologica (rPFS) e della sopravvivenza globale (OS) rispetto a enzalutamide o abiraterone negli uomini con mutazione BRCA1/2. L’approvazione segue la raccomandazione espressa a settembre 2020 dal Comitato per i medicinali per uso umano dell’EMA (European Medicines Agency).

Il tumore della prostata è il secondo tipo di tumore più comune negli uomini, con 1,3 milioni di nuove diagnosi stimate nel 2018 a livello mondiale. Circa il 10% degli uomini con carcinoma prostatico metastatico resistente alla castrazione (mCRPC) presenta una mutazione BRCA.

“L’approvazione di olaparib nell’Unione Europea costituisce l’inizio dell’era della precision medicine nel carcinoma prostatico. I pazienti con tumore della prostata metastatico resistente alla castrazione hanno storicamente una cattiva prognosi; alla luce dei dati che emergono dallo studio PROfound, relativi al vantaggio in sopravvivenza libera da progressione radiologica e in sopravvivenza globale, oggi olaparib rappresenta un’opzione terapeutica target per i pazienti in questa fase di malattia”, ha affermato il Prof. Giuseppe Procopio, coordinatore nazionale dello studio PROfound e responsabile dell’Oncologia Medica Genito Urinaria della Fondazione IRCCS – Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.

Dave Fredrickson, executive vice president, oncology business unit, AstraZeneca, ha affermato, “Olaparib ha più che triplicato la sopravvivenza libera da progressione radiologica ed è l’unico PARP inibitore che mostra un beneficio di sopravvivenza globale rispetto a enzalutamide o abiraterone negli uomini con carcinoma prostatico metastatico resistente alla castrazione con mutazione BRCA. Il test della mutazione BRCA nell’Unione Europea dovrebbe diventare uno step fondamentale nella diagnosi e nella decisione del trattamento degli uomini con tumore della prostata avanzato.”

Il dott. Roy Baynes, senior vice president and head of global clinical development, chief medical officer, Merck Research Laboratories, ha dichiarato, “Lo studio PROfound ha mostrato che olaparib ha apportato un beneficio clinico agli uomini affetti da carcinoma della prostata metastatico resistente alla castrazione con mutazioni BRCA1/2, offrendo una importante opzione di miglioramento della sopravvivenza globale per questi pazienti nell’Unione Europea. MSD, in collaborazione con AstraZeneca, è impaziente di rendere al più presto disponibile questo trattamento mirato per i pazienti europei.”

I risultati dell’analisi di sottogruppo dello studio PROfound mostrano che olaparib ha ridotto il rischio di progressione di malattia o di morte del 78% (HR 0.22 [95% CI, 0.15-0.32], p<0.0001) e ha migliorato la sopravvivenza libera da progressione radiologica (rPFS) a una mediana di 9,8 mesi rispetto a 3,0 mesi con enzalutamide o abiraterone negli uomini con mCRPC con mutazioni BRCA1/2. Olaparib ha ridotto il rischio di morte del 37% (HR 0.63 [95% CI, 0.42-0.95]) con sopravvivenza globale mediana di 20,1 mesi rispetto a 14,4 mesi con enzalutamide o abiraterone. I risultati principali e i risultati di sopravvivenza globale dello studio sono stati pubblicati nel The New England Journal of Medicine nei primi mesi di quest’anno.

Le reazioni avverse più comuni (ARs) nello studio PROfound, verificatesi nel ≥10% dei pazienti, per olaparib rispetto a enzalutamide o abiraterone sono state anemia (46% vs.15%), nausea (41% vs. 19%), fatigue (compresa astenia) (41% vs. 32%), diminuzione dell’appetito (30% vs. 18%), diarrea (21% vs. 7%), vomito (18% vs. 12%), trombocitopenia (12% vs. 3%), tosse (11% vs. 2%) e dispnea (10% vs. 3%). L’interruzione del dosaggio a causa di eventi avversi si è verificata nel 45% dei pazienti in trattamento con olaparib, mentre la riduzione del dosaggio nel 22% dei pazienti in trattamento con olaparib. L’interruzione a causa di eventi avversi si è registrata nel 18% dei pazienti trattati con olaparib.

Olaparib è approvato negli Stati Uniti per il trattamento dei pazienti adulti con carcinoma prostatico metastatico resistente alla castrazione con mutazioni della linea germinale o somatica del sistema di riparazione per ricombinazione omologa (HRR), in progressione a precedente trattamento con enzalutamide o abiraterone.

AstraZeneca e MSD stanno conducendo ulteriori studi nel carcinoma prostatico metastatico, compreso lo studio PROpel di Fase 3 attualmente in corso per la valutazione di olaparib come terapia di prima linea in combinazione con abiraterone acetato per i pazienti con mCRPC rispetto al solo abiraterone acetato.

Lo studio PROfound

PROfound è uno studio prospettico di Fase 3, multicentrico randomizzato, in aperto, che ha valutato l’efficacia e la sicurezza di olaparib rispetto a enzalutamide o abiraterone nei pazienti con mCRPC in progressione ad un precedente trattamento con nuove terapie ormonali antitumorali e che presentavano una mutazione in uno dei 15 geni coinvolti nella via HRR, compresi BRCA1/2, ATM e CDK12.

Lo studio è stato condotto per analizzare i pazienti con la mutazione dei geni HRR in due coorti: l’endpoint primario era in pazienti con mutazioni BRCA1/2 o ATM e in seguito, nel caso olaparib mostrasse beneficio clinico, è stata realizzata una analisi formale della popolazione totale di pazienti dello studio con mutazioni genetiche HRR (BRCA1/2, ATM, CDK12 e 11 altri geni mutati HRR; principale endpoint secondario).

Informazioni su olaparib

Olaparib è un inibitore, first-in-class, della poli ADP-ribosio polimerasi (PARP) e il primo trattamento mirato per sfruttare potenzialmente le carenze del percorso di risposta al danno del DNA (DDR), come le mutazioni BRCA, per distruggere in modo preferenziale le cellule tumorali. L’inibizione di PARP con olaparib porta al trapping del PARP legato alle interruzioni del singolo filamento di DNA, fermando le forchette di replicazione, il loro collasso e la generazione di rotture nella doppia elica del DNA e alla morte delle cellule tumorali. Olaparib è stato testato in una gamma di tipi di tumore con difetti o dipendenze nella via DDR.

Olaparib, sviluppato e commercializzato congiuntamente da AstraZeneca e MSD, ha un programma ampio e avanzato di sviluppo di sperimentazioni cliniche, e AstraZeneca e MSD lavorano insieme per analizzare il suo effetto sui molteplici tumori dipendenti da PARP in monoterapia e in combinazione in numerosi tipi di neoplasie.

Il carcinoma prostatico metastatico resistente alla castrazione

Il tumore della prostata è la seconda forma più comune di cancro tra gli uomini con 1,3 milioni di nuovi casi stimati nel 2018 a livello mondiale ed è associato ad un tasso di mortalità significativo. Lo sviluppo del tumore prostatico è spesso guidato da ormoni sessuali, gli androgeni, tra cui il testosterone. Il carcinoma prostatico metastatico resistente alla castrazione (mCRPC) si manifesta quando il cancro alla prostata cresce e si diffonde alle altre parti del corpo malgrado la somministrazione della terapia di deprivazione androgenica per bloccare l’azione degli ormoni sessuali maschili. Circa il 10-20% degli uomini con tumore della prostata avanzato può sviluppare CRPC entro cinque anni e almeno l’84% di questi può manifestare metastasi al momento della diagnosi di CRPC. Tra gli uomini che non presentano metastasi alla diagnosi di CRPC, il 33% le svilupperà probabilmente entro due anni. Malgrado una maggiore disponibilità di terapie, la sopravvivenza a cinque anni per gli uomini con mCRPC rimane bassa.

Le mutazioni BRCA

BRCA1 e BRCA2 (geni di suscettibilità 1-2 nel tumore del seno) sono geni umani che producono le proteine ​​responsabili della riparazione del DNA danneggiato e svolgono un ruolo importante nel mantenimento della stabilità genetica delle cellule. Quando uno di questi geni è mutato o alterato, al punto che il suo prodotto proteico non viene generato o non funziona correttamente, il danno al DNA potrebbe non essere riparato correttamente e le cellule diventano instabili. Di conseguenza, le cellule hanno maggiore probabilità di sviluppare ulteriori alterazioni genetiche che possono portare al cancro.

Informazione sulla collaborazione strategica tra AstraZeneca e MSD in oncologia

A luglio 2017, AstraZeneca e MSD (nota come Merck & Co negli Stati Uniti e in Canada) hanno annunciato una collaborazione strategica globale in oncologia per co-sviluppare e co-commercializzare alcuni prodotti oncologici tra cui olaparib, il primo PARP inibitore al mondo, per diverse forme tumorali. Lavorando insieme, le aziende svilupperanno queste molecole in combinazione con altri potenziali nuovi farmaci e come monoterapie. Indipendentemente, le aziende svilupperanno questi prodotti in combinazione con i loro rispettivi farmaci PD-L1 e PD-1.

Dieta ricca di grassi? Compromette anche Il funzionamento del cervello

Pisa, 12 novembre 2020 – Una dieta squilibrata potrebbe alterare il funzionamento del nostro cervello. E’ la conclusione di una ricerca dell’Università di Pisa condotta insieme alla University of California Irvine, la University of Texas Houston e l’Inrae Bordeaux. Lo studio è stato coordinato da ricercatrice Paola Tognini e ha dimostrato come un’alimentazione ricca di grassi abbia azioni molto forti anche a livello cerebrale. E’ stato pubblicato sulla rivista internazionale Pnas. Confrontando l’andamento giornaliero dell’insieme completo di piccole molecole coinvolte nel metabolismo chiamate metaboliti a seguito di una dieta bilanciata o di una dieta grassa, i ricercatori hanno rivelato che la dieta grassa sconvolgeva la ritmicità giornaliera dei metaboliti in diverse aree del cervello. “Questo studio mette in luce quanto il metabolismo cerebrale sia sensibile alla nutrizione e quanto le alterazioni indotte dalla dieta siano fortemente specifiche a seconda della regione cerebrale analizzata – spiega Tognini -. Importante è anche l’aspetto del ‘quando’ durante la giornata questi metaboliti cambino i loro livelli in base al tipo di dieta, poiché questa informazione potrebbe essere sfruttata per future strategie terapeutiche”. Lo studio ha inoltre individuato variazioni giornaliere in cascate metaboliche conosciute per il loro ruolo nella plasticità dei neuroni, nel funzionamento della trasmissione elettrica, e nella sopravvivenza neuronale. “Ciò ci suggerisce che le variazioni nei livelli giornalieri di metaboliti cerebrali indotti dal consumo prolungato di cibi ad alto contenuto di grassi possa avere effetti deleteri sui vari aspetti delle nostre funzioni cerebrali, tra cui quelli cognitivi ed emozionali – aggiunge Tognini -. Dato che l’obesità e il consumo eccessivo di grassi sono stati associati al rischio di malattie psichiatriche valuteremo sia il coinvolgimento delle variazioni metaboliche osservate nella genesi di disordini neuropsichiatrici sia l’utilizzo di questi dati per lo sviluppo di nuove terapie”.

Depressione: la solitudine determina un caso su 5 tra gli over-50

Roma, 11 novembre 2020 – La solitudine provoca un caso su cinque depressione tra gli over-50. E’ quanto sostiene una ricerca pubblicata sulla rivista The Lancet Psychiatry e condotta presso la University College di Londra. Lo studio britannico ha coinvolto oltre 4200 individui il cui stato di salute è stato monitorato per un tempo medio di 12 anni. All’inizio dello studio il livello di percezione della solitudine è stato misurato con una scala ad hoc ed è emerso che per ogni punto in più su questa scala, l’individuo ha un rischio doppio di ammalarsi di depressione negli anni a venire. Quello che conta è l’esperienza individuale di solitudine (il sentirsi soli), ovvero la percezione soggettiva di essa, più ancora della misura ‘oggettiva’ di isolamento sociale; in altri termini più ci si sente soli, maggiore è il rischio di ammalarsi di depressione nei 12 anni successivi. “Abbiamo visto che il sentirsi soli – spiega Gemma Lewis, coordinatore del lavoro – è un forte fattore di rischio per la depressione, più di quanto lo sia l’effettivo numero di contatti sociali di una persona. Quindi non è tanto importante il tempo trascorso in compagnia – continua – ma quanto ci si sente effettivamente soli”. Gli esperti hanno calcolato che se si riuscissero a mettere in atto interventi per ridurre la percezione individuale di solitudine, si potrebbe prevenire quasi un caso di depressione su 5 tra gli over-50.

ISS: uno bambino su 5 è in sovrappeso, uno su 10 obeso

Roma, 10 novembre 2020 – L’Italia è tra i paesi europei con i valori più elevati di eccesso di peso nella popolazione in età scolare. La percentuale di bambini in sovrappeso è del 20,4% mentre quella dei bambini obesi ammonta al 9,4% (compresi i gravemente obesi che rappresentano il 2,4%). Sono questi i nuovi dati, relativi al 2019, elaborati da OKKIO alla SALUTE, il sistema di sorveglianza nazionale coordinato dal Centro Nazionale per la Prevenzione delle malattie e Promozione della Salute (CNaPPS) dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS). L’indagine ha coinvolto più di 50mila bambini e altrettante famiglie. I genitori hanno riportato che quasi un bambino su due non fa una colazione adeguata al mattino. Uno su quattro beve quotidianamente bevande zuccherate/gassate e consuma frutta e verdura meno di una volta al giorno. I legumi sono mangiati meno di una volta a settimana dal 38% dei bambini. Quasi la metà dei bambini invece mangia snack dolci più di 3 giorni a settimana. Anche sull’attività fisica sarebbe necessario un maggiore impegno. Un bambino su cinque non ha fatto attività fisica il giorno precedente l’intervista. Più del 70% non si reca a scuola a piedi o in bicicletta e quasi la metà trascorre più di 2 ore al giorno davanti alla TV, al tablet o al cellulare. Rispetto alle ore di sonno quasi il 15% dorme meno di 9 ore per notte.

“Questi dati mostrano alcuni miglioramenti, con un’ulteriore riduzione dell’eccesso ponderale nei bambini del nostro Paese, ma ci ribadiscono che bisogna insistere con le strategie di prevenzione e promozione dei corretti stili di vita – dice Angela Spinelli, direttrice del Centro nazione per la Prevenzione delle malattie e Promozione della Salute dell’ISS – anche in questo attuale contesto pandemico e in possibili condizioni di lockdown. Costretti a stare in casa possiamo cogliere l’occasione per trasformare questa situazione in una nuova opportunità di salute, modificando in meglio le nostre abitudini alimentari e praticando del movimento anche in ambienti confinati”.

Covid: variante genetica aumenta il rischio d’infezione

Roma, 9 luglio 2020 – Potrebbe esserci un collegamento tra la presenza di alcuni antigeni Hla e una maggiore predisposizione sia all’infezione da Covid-19 che a una sua evoluzione clinica negativa. E’ quanto afferma uno studio della rete trapianti del servizio sanitario nazionale pubblicato su Transplantation. La ricerca ha acquisito i dati sui pazienti positivi nel registro di sorveglianza dell’Istituto superiore di sanità, e li ha incrociati con i dati del Sistema informativo trapianti sul profilo genetico di ben 56.304 persone: i quasi 48mila pazienti con un trapianto d’organo funzionante realizzato in Italia dal 2002 a oggi e le oltre 8mila persone in lista d’attesa per un organo. Il match ha permesso di isolare, all’interno dell’intera popolazione italiana dei trapiantati e dei pazienti da trapiantare, 256 casi Covid-positivi e di analizzare nel dettaglio il possibile ruolo giocato nell’infezione da alcune caratteristiche del sistema immunitario come gli antigeni HLA e il gruppo sanguigno. I risultati hanno evidenziato per la prima volta che la presenza della variante HLA-DRB1*08 nei soggetti analizzati è più frequentemente associata sia ai casi di positività, con un’incidenza all’incirca doppia, sia ai decessi per Covid-19, con una probabilità tre volte maggiore. “Lo studio dunque – concludono gli autori – suggerisce come questa particolare variazione genetica, presente nel 6% della popolazione italiana e maggiormente frequente nelle regioni del Nord Italia (9%) rispetto a quelle del Sud (3%), svolgerebbe meno bene di altre varianti HLA il ruolo di attivazione del sistema immunitario nel riconoscimento del coronavirus”. Dalla ricerca arriva anche un’ulteriore conferma che i soggetti con gruppo sanguigno A presentano un rischio di infezione lievemente maggiore rispetto alle persone con gruppo 0.

Covid, OMS: “Effetto devastante su vaccinazioni, rischi epidemie”

Roma, 6 novembre 2020 – “Il Covid-19 ha avuto un effetto devastante sui servizi sanitari e in particolare su quelli di vaccinazione in tutto il mondo”. E’ quanto ha affermato dal direttore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), Tedros Adhanom Ghebreyesus. La dichiarazione è rilasciata nel giorno in cui Unicef e OMS lanciano un appello urgente all’azione per scongiurare il rischio di epidemie di morbillo e poliomielite poiché Covid-19 continua a danneggiare i servizi di immunizzazione in tutto il mondo, lasciando milioni di bambini vulnerabili nei confronti delle malattie infantili. Le due organizzazioni stimano che siano necessari 655 milioni di dollari (400 milioni per la polio e 255 milioni per il morbillo) per colmare le “pericolose lacune immunitarie” nei Paesi non ammissibili al Gavi e nei gruppi di età target. “Ma a differenza di Covid, abbiamo gli strumenti e le conoscenze per fermare malattie come la polio e il morbillo. Ciò di cui abbiamo bisogno sono le risorse e gli impegni a mettere in atto questi strumenti e conoscenze. Se lo facciamo, le vite dei bambini saranno salve” ha detto il dottor Tedros. “Non possiamo permettere che la lotta contro una malattia mortale ci faccia perdere terreno nella lotta contro altre malattie – ha aggiunto Henrietta Fore, direttore esecutivo dell’Unicef -. Affrontare la pandemia globale di Covid-19 è fondamentale. Tuttavia, anche altre malattie mortali minacciano la vita di milioni di bambini in alcune delle aree più povere del mondo. E’ per questo oggi chiediamo urgentemente un’azione globale da parte dei leader nazionali, dei donatori e partner. Abbiamo bisogno di risorse finanziarie aggiuntive per riprendere in sicurezza le campagne di vaccinazione e dare la priorità ai sistemi di immunizzazione che sono fondamentali per proteggere i bambini e scongiurare altre epidemie oltre a Covid-19″.