Author Archive Fabrizio Fiorelli

HPV: in Usa con vaccinazione infezioni calate del 90%

18 maggio 2022 – Negli Stati Uniti, la vaccinazione Hpv ha provocato una riduzione del 90% delle infezioni da Papillomavirus nelle ragazze vaccinate. Il vaccino ha avuto inoltre un forte impatto anche nelle giovani che non si erano sottoposte alla vaccinazione: in questa fascia della popolazione il tasso di infezioni è sceso del 74%. È quanto emerge da uno studio condotto dai Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) americani che suggerisce che il vaccino, con ogni probabilità, sta producendo un’immunità di gregge al virus. Lo studio, pubblicato su Annals of Internal Medicine, si basa sui dati di una rilevazione nazionale ripetuta periodicamente a partire dal 2003. Dall’indagine emerge un progressivo calo delle infezioni causate dai 4 ceppi di virus Hpv compresi nella prima formulazione del vaccino (oggi ne sono contenuti fino a 9) ma non per quelle dovute agli altri ceppi. “Dati recenti indicano la quasi eliminazione del cancro della cervice diagnosticato prima dei 30 anni tra le donne che hanno ricevuto la vaccinazione in tempo”, si legge in un editoriale pubblicato a corredo dello studio. Ora, però, preoccupa l’impatto della pandemia. Negli ultimi due anni sono calate le coperture per tutte le vaccinazioni e l’Hpv è tra quelle che più ha risentito degli effetti di Covid-19. “Anche se gli adolescenti tornano per le visite di controllo e le vaccinazioni di routine, la necessità di compensare il deficit di vaccinazioni accumulato negli ultimi 2 anni sta creando una minaccia seria e urgente nella prevenzione del cancro: ci potrebbe volere un decennio per riprendersi”, avverte l’editoriale.

Covid-19: nel Dna segreto per resistere allo stress da pandemia

17 maggio 2022 – Alcune persone hanno sopportato meglio lo stress emotivo, l’angoscia legata alla pandemia grazie al proprio Dna: lo suggerisce un lavoro diretto da Lude Franke dell’Università olandese di Groningen e pubblicato sulla rivista PLOS Genetics, basato sull’analisi del Dna di migliaia di individui. Il modo in cui una persona percepisce la propria qualità di vita dipende da una combinazione di fattori sia esterni sia genetici – un mix di cultura e ‘natura’. Studiare il modo in cui la genetica di ciascuno impatti sulla sua qualità della vita è di per sé complicato, ma la pandemia ha permesso di farlo. Il team olandese, infatti, ha esaminato i genomi di oltre 27.000 individui che sono stati sottoposti ad una serie di questionari sullo stile di vita e sulla salute fisica e mentale somministrati nell’arco di 10 mesi, a partire da marzo 2020, quindi dall’inizio della pandemia.

I ricercatori hanno scoperto che alcuni individui avevano una predisposizione genetica che li ha aiutati a mantenere un buon livello di benessere psicofisico durante la pandemia. Inoltre, i ricercatori hanno visto che per alcuni individui con l’avanzare della pandemia, è andato via via aumentando l’impatto della genetica sul proprio benessere e sulla qualità di vita. Probabilmente sempre per predisposizioni genetiche di base, alcuni individui col tempo hanno risentito di più di alcuni condizionamenti imposti dal covid, come l’isolamento sociale richiesto dalle rigide misure di contenimento. “La pandemia è stata un’opportunità unica per studiare l’impatto della genetica sul benessere individuale, in un periodo in cui abbiamo dovuto isolarci socialmente – spiegano gli autori. Abbiamo scoperto che, specie durante il primo, stressante anno della pandemia, i nostri geni hanno avuto un impatto determinante” su quanto ciascuno di noi è riuscito a mostrarsi ‘resiliente’ di fronte alle difficoltà imposte dal covid.

Tumore della vescica, un paziente su 5 scopre per “caso” la malattia

Il 21% dei pazienti, colpito da tumore della vescica, scopre la malattia durante controlli medici per altri problemi di salute. Solo il 37% ottiene la diagnosi perché colpito da sintomi evidenti come l’ematuria: presenza di sangue nelle urine. Il 24% invece individua la neoplasia dopo esami svolti su consiglio del medico di famiglia. Sono questi alcuni dati contenuti in un sondaggio on line svolto tra 347 pazienti dalla Società Italiana di Uro-Oncologia (SIUrO). La presentazione dell’indagine è avvenuta, nei giorni scorsi, durante il webinar “Tumore della Vescica” che è andato in onda sulla pagina Facebook della Società Scientifica. E’ stato il secondo di una serie di talk show on line che rientrano nel progetto “SIUrO Incontra Pazienti e Caregiver”: una volta al mese gli esperti della SIUrO affrontano a 360 gradi tutti gli aspetti inerenti i tumori urologici (prevenzione, terapie, impatto sulla vita quotidiana, difficoltà burocratico-amministrative, riabilitazione).

“Il carcinoma alla vescica colpisce ogni anno oltre 25 mila uomini e donne nel nostro Paese – ha affermato Renzo Colombo, Vice Presidente della SIUrO -. La diagnosi precoce è ancora difficile in quanto non sono possibili screening di massa su ampie fasce della popolazione. Vanno svolti esami specifici solo per alcune categorie di professionisti che lavorano a stretto contatto con particolari agenti chimici. Lo stesso vale per i tabagisti che fumano almeno dieci sigarette al giorno per oltre 10 anni. Infatti dal nostro sondaggio emerge come l’83% dei malati fumava quando ha scoperto di avere il cancro. Per tutte gli altri potenziali pazienti è necessario un attento monitoraggio dei sintomi in primis la presenza di sangue nelle urine che va sempre segnalata al medico. L’ematuria non comporta automaticamente la presenza di un tumore e proprio per questo chi ne soffre deve sottoporsi il prima possibile ad una visita con lo specialista urologo”. Nel webinar della SIUrO ampio spazio è stato dedicato ai trattamenti disponibili per malati e specialisti. “Otto pazienti su dieci sono vivi a cinque anni dalla diagnosi anche grazie alle nuove terapie – ha sottolineato Patrizia Giannatempo, medico oncologo presso l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano -. Diverse sono le armi con le quali possiamo sconfiggere un tumore insidioso e che spesso dobbiamo trattare ad uno stadio avanzato. Per quanto riguarda i farmaci utilizziamo quelli chemioterapici ad azione citotossica o gli immunoterapici che sono in grado di riattivare e potenziare il nostro sistema immunitario. A volte possiamo usare entrambi le categorie di medicinali in combinazione. Oltre il 90% dei pazienti sostiene di aver avuto effetti collaterali che hanno impattato sulla qualità di vita. Nausea, vomito, stanchezza e disturbi di malessere generale sono i più frequenti. Va ricordato che negli ultimi anni, anche grazie all’introduzione di farmaci di supporto, riusciamo sempre più a controllare queste controindicazioni”. “Fondamentale è anche il ruolo della radioterapia – ha dichiarato Barbara Jereczek, Direttore della Divisione di Radioterapia dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano e Docente dell’Università degli Studi di Milano -. Nel trattamento del tumore della vescica viene utilizzata soprattutto nel trattamento trimodale e cioè in combinazione con farmaci chemioterapici dopo un intervento chirurgico parziale. L’obiettivo fondamentale che in casi selezionati spesso riusciamo a ottenere è la conservazione dell’organo. La scelta quindi dei trattamenti, nonché l’intero percorso di cura del malato, deve essere valutato da un team multidisciplinare. Grazie al lavoro di squadra di urologi, oncologi, radioterapisti ed anatomo-patologo possiamo garantire un’assistenza migliore”.

Tumore della prostata: il fumo aumenta del 20% il rischio di morte

11 maggio 2022 – I fumatori hanno un rischio più basso di sviluppare il cancro alla prostata ma, una volta colpiti, le probabilità di morire sono significativamente più alte. È quanto emerge da uno studio coordinato dall’Università di Lund, in Svezia, pubblicato sulla rivista European Urology. La ricerca, che ha seguito più di 350mila persone, ha osservato che, tra gli uomini presi in esame, i fumatori avevano un rischio ridotto dell’11% di ammalarsi di cancro alla prostata localizzato, la forma rilevata più frequentemente negli esami di routine su persone asintomatiche. “Una probabile spiegazione potrebbe risiedere nel fatto che i fumatori si sottopongono meno ai controlli per il cancro alla prostata”, afferma Sylvia Jochems, primo autore dello studio. “Specularmente – aggiunge -, i fumatori hanno un rischio più elevato di morire per cancro alla prostata, un fenomeno che abbiamo osservato indipendentemente dalla fase del tumore alla diagnosi”. In particolare, nello studio è stato osservato un aumento del 20% del rischio di morire di tumore alla prostata tra i fumatori. Le probabilità crescevano ulteriormente per i fumatori che erano anche in sovrappeso od obesi. In tal caso l’aumento di rischio di morte era rispettivamente del 27% per i fumatori in sovrappeso e del 49% per gli obesi. Secondo i ricercatori serviranno altri studi per confermare l’associazione tra fumo ed esito peggiore di cancro alla prostata. Così come “è importante capire se si possa migliorare la prognosi smettendo di fumare dopo una diagnosi di cancro alla prostata”, conclude Tanja Stocks, tra gli autori dello studio.

L’indagine: prevenzione ancora trascurata, dall’andrologo solo il 15% degli italiani

10 maggio 2022 – La prevenzione è ancora trascurata da troppi italiani. Le donne risultano tendenzialmente più attente degli uomini in quanto solo il 15% dei maschi ha svolto una visita andrologica nell’ultimo anno. Tuttavia appena un’italiana su due è andata dal ginecologo ultimi 12 mesi. Una su tre sembra evitare questo controllo di base a prescindere dalla pandemia. Ad accomunare i due generi c’è invece la scarsa attenzione alla salute della propria pelle. Il 54% degli uomini e delle donne non ha mai svolto una visita dermatologica per la valutazione dei nei.

Sono questi i principali dati contenuti in una recente indagine condotta dall’Osservatorio Sanità di UniSalute e svolta su un campione di 1.200 italiane e italiani. Dalla ricerca emerge come la prevenzione non sia una abitudine ancora acquisita dalle donne. Il 16% dichiara di non fare una visita ginecologica da molti anni, il 13% riferisce addirittura di non averla mai fatta. Anche un esame importante come il Pap test è stato effettuato nell’ultimo anno da meno di una donna su tre (31%); nella fascia d’età tra i 30 e i 44 anni il 30% delle donne dichiara di non averlo mai fatto o di averlo fatto molti anni fa. In merito alla frequenza dei controlli per la prevenzione del tumore al seno, solo una donna su quattro ha svolto un’ecografia al seno nell’ultimo anno e il 44% delle donne tra i 30 e i 44 anni non si è mai sottoposta a questo esame. Tecniche preventive come l’autopalpazione sono praticate con regolarità solo dal 29% delle donne italiane. Per quanto riguarda la mammografia, il 23% delle donne tra i 45 e i 54 anni dichiara di averla effettuata molti anni fa o di non averla mai effettuata, nonostante sia consigliata come controllo regolare a tutte le donne sopra i 40 anni. Non va meglio per gli uomini: il sondaggio rivela come appena il 15% sia stato dall’andrologo nell’ultimo anno. Inoltre, un esame importante per la salute della prostata, ossia il dosaggio del PSA, è stato effettuato nell’ultimo anno solo dal 42% degli uomini tra i 55 e i 65 anni, dato che scende al 27% nella fascia d’età 45-54.

Studio: prendersi una pausa dai social media rende più felici

9 maggio 2022 – Prendersi una pausa dai social media fa bene alla salute e aumenta il senso di benessere. A dimostrarlo è uno studio coordinato dall’Università di Bath e pubblicato sulla rivista Cyberpsychology, Behavior and Social Networking, che ha chiesto a un gruppo di persone tra i 18 e i 72 anni (età media 29) di sospendere l’uso dei social per una settimana. Per alcuni partecipanti questo ha significato guadagnare circa nove ore di tempo per sé, che altrimenti avrebbe passato su Instagram, Facebook, Twitter e TikTok.

Lo studio ha coinvolto 154 persone che trascorrevano in media sui social 8-9 ore a settimana. Dopo avere misurato i livelli di depressione, ansia e benessere di tutti i partecipanti, ad alcuni di loro è stato chiesto di sospendere l’uso dei social per 7 giorni o ridurlo drasticamente a pochi minuti. Una settimana dopo, i ricercatori hanno osservato differenze significative tra i punteggi per benessere, ansia e depressione del gruppo senza social e quelli del gruppo di controllo. In particolare, in termini di benessere, il gruppo che aveva sospeso l’uso dei social registrava 4,9 punti in più degli altri, mentre i livelli di depressione e ansia erano scesi rispettivamente di 2,2 punti e di 1,7 punti. “Scorrere i social media è diventata una pratica così comune che molti di noi lo fanno quasi senza pensarci, ma ci sono crescenti preoccupazioni sugli effetti di questi strumenti sulla salute mentale”, afferma Jeff Lambert, primo autore dello studio.

ISTAT: un terzo degli italiani non pratica mai sport

6 maggio 2022 – Quasi la metà degli italiani è in sovrappeso e un terzo non fa sport. E’ quanto evidenzia l’ISTAT nella sua indagine “Fattori di rischio per la salute: fumo, obesità, alcol e sedentarietà – Anno 2021”.

Dal nuovo documento emerge che il 46% della popolazione, con più di 18 anni, è in eccesso di peso. Nello specifico il 34% è in sovrappeso mentre il 12% addirittura obeso). Il 19%, degli over 14, è fumatore abituale e il 24% invece è ex-fumatore. Preoccupa anche il libello di sedentarietà in quanto non pratica sport il 33% della popolazione con più di 3 anni. In totale sono quindi 19 milioni e 667 mila persone che non fanno mai moto nel tempo libero. Nel 2021 non ha svolto né sport né attività fisica il 24% dei bambini tra i 6 e i 10 anni (rispetto al 18% del 2019), il 213% di quelli tra 11 e i 14 anni (rispetto al 15%) e il 19% dei ragazzi tra 15-17 anni (rispetto al 18%).

Il 66% dei cittadini di 11 anni e più ha consumato almeno una bevanda alcolica nel corso dell’anno. Il 54% beve vino, il 50% consuma birra e il 45% aperitivi alcolici, amari, superalcolici o liquori. Per quanto riguarda le differenze di genere: è sedentario il 36,9% delle donne contro il 30,3% degli uomini.

Ricerca clinica, Italia in ritardo su attuazione del regolamento europeo. La FICOG: “Bisogna accelerare e prevedere un’unica progettualita’

Roma 5 maggio 2022 – L’Italia è ancora lontano dalla piena attuazione del Regolamento Europeo del 2014 sulle sperimentazioni cliniche di medicinali per uso umano. È indispensabile accelerare e soprattutto disporre di tutti i provvedimenti e dei decreti attuativi riuniti e coordinati all’interno di un’unica progettualità. E’ quanto emerso oggi dal convegno nazionale “I Gruppi Cooperativi in Oncologia. Le nuove sfide della ricerca indipendente” promosso a Roma da FICOG (Federation of Italian Cooperative Oncology Groups) e AIOM. La Federazione riunisce 17 gruppi cooperativi oncologici che promuovono nel nostro Paese la ricerca clinica no-profit.

“Il Regolamento europeo rappresenta un’ottima opportunità e un’occasione per superare le attuali criticità – afferma Carmine Pinto, Presidente FICOG -. Vuole standardizzare e semplificare la ricerca clinica nel Vecchio Continente ma, al tempo stesso, garantire la qualità degli studi e la sicurezza dei pazienti. In Italia, al momento sono ancora limitati i finanziamenti e le risorse, con una frammentazione e un’assenza di  coordinamento tra i progetti . Tutto ciò rende meno efficiente la ricerca, soprattutto quella indipendente, e questo fenomeno è molto evidente nelle sperimentazioni oncologiche. In primo luogo, è necessario accelerare sull’individuazione delle caratteristiche dei centri che devono svolgere ricerca nella Penisola. Come FICOG abbiamo prodotto insieme a FADOI (Federazione delle Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri Internisti), GIMEMA ( Gruppo Italiano Malattie Ematologiche dell’Adulto) e GIDM  (Gruppo Italiano Data Manager) un documento tecnico per definire parametri specifici. Lo metteremo a disposizione dell’Agenzia Italiana del Farmaco, l’ente regolatorio deputato  individuare queste caratteristiche. Siamo in attesa di risposte, anche per la riorganizzazione dei Comitati Etici. La loro riduzione a 40 comitati territoriali  è già stata deliberata, così come i quattro Comitati a valenza nazionale. È necessaria, per l’impatto ed il volume della ricerca oncologica, la presenza di oncologi medici nei comitati a valenza nazionale. Considerando anche che il 40% di tutti gli studi clinici condotti in Italia riguardano trattamenti anti-tumorali”. Nel convegno, ampio focus sullo stato dell’arte delle Reti Oncologiche Regionali. “Sono importantissime anche per quanto riguarda la ricerca clinica – prosegue Pinto -. Possono, infatti, promuovere e facilitare le sperimentazioni da un punto di vista progettuale, gestionale e amministrativo. Riteniamo perciò prioritario l’implementazione delle Reti in tutta la Penisola. Bisogna poi arrivare finalmente a definire la figura professionale dei Coordinatori di Ricerca Clinica e alla loro stabilizzazione possibile ora solo negli IRCCS (Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico), ma ben sappiamo che  buona parte degli studi clinici viene  condotta in Italia  negli ospedali e nelle università. Infine è indispensabile aggiornare il sistema di formazione che consenta di rendere disponibili le competenze e  le nuove figure professionali richieste dall’evoluzione della ricerca. È indispensabile promuovere una corretta informazione – conclude Pinto – sull’utilità della ricerca clinica nel nostro paese. Come FICOG abbiamo deciso di lanciare la campagna “Lo sai quanto è importante?” che prevede la realizzazione di survey, booklet, attività social e uno spot rivolto ai cittadini, alle associazioni pazienti e alle Istituzioni, che sarà lanciata nel prossimo convegno americano dell’ASCO, nel giugno prossimo”.

OMS: in UE sovrappeso-obeso il 59% degli adulti e il 29% dei bimbi

4 maggio 2022 – Un epidemia sta colpendo l’Europa: è il sovrappeso e l’obesità. Si che abbiano un ruolo in più di 1,2 milioni decessi ogni anno, pari a oltre il 13% della mortalità totale nella regione. A lanciare l’allarme è l’ufficio europeo dell’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS), che ha presentato un nuovo Rapporto in cui si evidenzia come nessuno degli Stati membri sia attualmente sulla buona strada per fermare l’aumento di peso tra la popolazione. Attualmente in Europa il 59% degli adulti e quasi 1 bambino su 3 è in sovrappeso od obeso. Il fenomeno non risparmia neanche i bambini più piccoli, tanto che si stima che il 7,9% nella fascia di età inferiore ai 5 anni soffra di un eccesso di peso. La prevalenza aumenta nella fascia di età 5-9 anni, con un bambino su otto obeso (11,6%) e quasi uno su tre in sovrappeso (29,5%). Durante l’adolescenza si registra una diminuzione della prevalenza (il 7,1% nella fascia di età 10-19 anni è obeso e il 24,9% è in sovrappeso). I tassi di sovrappeso e obesità tornano tuttavia a salire in età adulta, fascia in cui si registra un tasso di obesità del 23%.

L’Oms ricorda come obesità e sovrappeso siano associate a un alto numero di malattie: sono per esempio coinvolte nell’insorgenza di 200.000 nuovi casi di cancro all’anno e si stima che causino il 7% degli anni totali vissuti con disabilità in Europa. Cifre destinate a crescere nei prossimi decenni, se si considera che, secondo l’Oms, per alcuni paesi della regione l’obesità supererà il fumo come principale fattore di rischio per il cancro prevenibile. Per contrastare l'”epidemia di sovrappeso e obesità” l’Oms sollecita gli Stati membri ad adottare misure efficaci (come tassare le bevande zuccherate o facilitare l’accesso ai servizi dedicati alla salute alimentare) e politiche in grado di migliorare le abitudini alimentari e di aumentare l’attività fisica nel corso della vita, a partire dalla più tenera età.

Influenza: curva in calo ma ancora 217 mila casi a settimana

03 maggio 2022 – La stagione influenzale sembra finalmente avviarsi verso la conclusione: nella settimana tra il 18 al 24 aprile 2022, la Rete di sorveglianza epidemiologica InfluNet dell’Istituto Superiore di Sanità ha stimato poco più di 217mila casi di sindromi simil-influenzali, pari a 3,68 casi per mille abitanti.

Un’incidenza in calo di quasi mezzo punto rispetto alla settimana precedente (4,08), ma che resta comunque la più alta degli ultimi 20 anni in questa stagione. Il calo maggiore, nell’ultima settimana, è stato registrato nella fascia di età 0-4 anni, in cui si sono verificati 10,55 casi di sindromi simil-influenzali per mille abitanti (la scorsa settimana il valore era pari a 13,61). Nella fascia 5-14 anni il tasso è a 4,74 per mille (rispetto a 5,77), in quella 15-64 anni 3,51 (rispetto 3,57), negli over-65 si sono contati 1,83 casi per mille rispetto a 1,99 della settimana precedente. I casi di sindromi simil-influenzali sono in calo in tutte le Regioni, anche se, al momento, Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Umbria, Abruzzo, Puglia, Sicilia presentano un’incidenza superiore a 3,16 casi per mille, considerata la soglia basale al di sotto della quale la stagione si considera spenta. Si riduce anche la quota di virus influenzali identificati dai laboratori afferenti alla Rete InfluNet: dei 375 analizzati, solo 40 (10,6%) sono risultati positivi per influenza (erano il 13,8% la scorsa settimana). Dall’inizio della stagione si stima che siano quasi 6,4 milioni gli italiani messi a letto da sindromi simil-influenzali.